Il punto di vista di Tronconi (Smi) alla luce del sensibile calo dei consumi della primavera 2008

La primavera appena conclusa è stata una delle peggiori degli ultimi anni: i consumi di abbigliamento e calzature sono scesi del 6% in volume e del 3% in valore in marzo-aprile. Un calo che ha riguardato tutti i comparti merceologici. Michele Tronconi, vice presidente vicario di Sistema Moda Italia, commenta i dati presentati ieri da Sitaricerca durante il convegno organizzato con il Centro Studi di Sistema Moda Italia. Il futuro è pieno di incognite e il clima è un’aggravante ulteriore.
La situazione insomma è generalizzata e non induce a guardare con ottimismo al futuro. Anche se è importante operare i dovuti distinguo. Intanto bisogna tenere presente che esistono due orientamenti contrapposti per quanto riguarda i trend del tessile calzaturiero: da un lato i consumi di prodotti fuori stagione (capi coprenti e maglieria pesante dell'inverno appena trascorso) hanno sostanzialmente tenuto, dall’altra i capi stagionali (giacche, pantaloni, abiti, gonne, eccetera) hanno subito un vero crollo. Non solo: gli articoli stagionali hanno avuto forti incrementi di prezzo al contrario di quelli controstagionali.
Inoltre balza in primo piano il fatto che, mentre le classi sociali più benestanti e colte hanno mantenuto interesse nei confronti dell’abbigliamento, la massa ha manifestato un certo distacco, prediligendo altre tipologie di consumi. Per essere precisi, se in campo femminile sono le giovani a essere le più attive, nell’ambito maschile anche i giovani si sono allontanati dal comparto, confermando uno spostamento di interesse del pubblico maschile verso altri tipi di consumi. Nel menswear, insomma, ha tenuto solo la cerimonia.
“Il calo dei consumi sul piano interno, registrato dall’Istat, insieme ai dati presentati da Sitaricerca riguardanti alcuni importanti comparti del tessile-abbigliamento-moda – ha dichiarato Tronconi - oltre che nelle difficoltà endemiche della nostra economia, trova sicuramente anche una specifica spiegazione nell’andamento molto variabile della situazione meteorologica. L’inverno-primavera 2007 molto caldo e l’analogo periodo 2008 molto freddo, hanno entrambi influenzato il trend negativo dei consumi e della produzione”.
A ciò si aggiungono le difficoltà incontrate dell’export italiano su alcuni importanti mercati internazionali come gli Stati Uniti e il Giappone, sia per la stasi di quelle economie, sia per l’euro forte, oltre ai tempi incerti che si prospettano per l’Unione Europea, anche come risultato del possibile rialzo dei tassi di interesse da parte della Bce per raffreddare l’impennata dell’inflazione. “Pur considerando il buon andamento delle esportazioni verso le aree cosiddette emergenti, Cina e Russia in testa, il futuro immediato appare pieno di incognite per il nostro settore”, ha proseguito Tronconi.
Mentre le imprese hanno fatto e stanno facendo la loro parte in termini di innovazione, di efficienza, di ampliamento dei propri orizzonti commerciali, l’augurio è che il Governo italiano e la Commissione europea sappiano prendere le giuste decisioni volte a sostenere sia i consumi, sia la competitività del sistema delle imprese, dimostrando di essere ben consapevoli dell’importanza che il manufatturiero ha nell’economia e nella società europee”.
Abolire da parte del governo lacci e lacciuoli, secondo Tronconi, aiuterebbe a fluidificare il lavoro degli industriali. E poi una boccata di ossigeno potrebbe venire dalla deducibilità delle spese per alcune categorie di abbigliamento come potrebbero essere quelle sostenute per il guardaroba dei figli. “Un’idea vecchia nella quale continuo a credere”, ha spiegato.
Fra gli argomenti portati sul tappeto da Tronconi, spicccano l’importanza di mantenere una parte dell’industria in Italia per non perdere la leadership a livello creativo e la necessità di rivedere le logiche produttive in conseguenza dell’impennata dei prezzi dei trasporti: nella fattispecie riavvicinare la produzione all’Italia mantenendosi in aree vicine.
Imprescindibile, infine, l’investimento sulla formazione, perchè senza tecnici non può esistere un’industria efficiente. Un aspetto sul quale Paesi quali India e Cina hanno investito moltissimo. Non a caso Sistema Moda Italia, con la collaborazione dell’Università Commerciale Luigi Bocconi, ha realizzato uno studio organico che raccoglie informazioni approfondite sugli enti formativi, ai vari livelli, presenti sul territorio nazionale, dedicati specificatamente alla preparazione di figure professionali tipiche del settore Tessile e Moda.
c.me.
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