Il tessile giapponese di alta gamma chiude l'appuntamento milanese

Dopo un avvio un po' in sordina si è conclusa ieri, con una maggiore affluenza di pubblico, la tre giorni milanese di Japanese Textile, fiera del tessile nipponico che, alla sua terza volta, ha scelto come nuova location la Sala delle Colonne del Museo della Scienza e della Tecnologia. A incontrare i buyer europei, 26 specialisti del settore (dai nove della prima edizione), abili nel coniugare tradizione e alta tecnologia.
All'appuntamento, dall'11 al 13 febbraio, hanno partecipato anche tre associazioni del settore come la Kyoto Textile Fabrics Wholesalers' Association, la Japan Cotton & Staple Fiber Weaver's Association e la Japan Creative Textiles Collaboration.
Tre le sezioni allestite per la manifestazione fieristica, coordinata da Jetro in collaborazione con Promos. La prima, “At the cutting-edge”, ha visto la partecipazione di aziende attive soprattutto nella produzione di tessuti sintetici e mischie, dove hanno spiccato la super-organza dal filo di 7 denari (circa un quinto di un capello), i tessuti “Masa” (cotoni, lane e sintetici ricoperti da una pellicola metallica che ottimizza la temperatura corporea, protegge dai raggi UV ed è antistatica) e le telette stretch ottenute dalle bottiglie in Pet riciclate.
Nell'area “Eco-friendly” proposte in cotone organico, seta e bambù, nonché particolari lavorazioni, con effetto velluto ed effetto pelliccia. Tra gli espositori di “Traditional Japan”, di particolare interesse le stoffe ecocompatibili che utilizzano fibre naturali ottenute dalla cardatura del cotone del “washi”, speciale tessuto-carta giapponese.
e.f.
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