Il "wonderful joke" di Boss Orange

"Wonderful joke", gioco meraviglioso: così Suzy Menkes dell’International Herald Tribune ha definito l’evento clou del Pitti Immagine Uomo, la sfilata di Boss Orange, di scena ieri sera.
Non si bada a spese nella casa di moda tedesca: il grande e fascinoso brand teutonico supera se stesso, stupendo gli 800 invitati con uno spettacolo secondo solo al Cirque du Soleil. Tra gli ospiti un sempre giovane Rupert Everett, la mitica Verushka e la bellissima Jade Jagger, figlia dell’evergreen Mick.
Nella cornice michelangiolesca della Villa I Collazzi (unico esempio del genio rinascimentale ancora in mano privata), a pochi chilometri dal centro di Firenze, conclude le sue fatiche per questa stagione il creative director del marchio, il novarese Andrea Cannelloni. “È un viaggio immaginario alla Tom Sawyer - spiega nel backstage lo stilista italiano -. Il sogno di una notte di mezza estate che da Londra arriva alle falde del Kilimanjaro”.
Sani ragazzi con girlfriend al seguito si lasciano alle spalle la vecchia Europa con bermuda di cotone pastello, camicie alla coreana stazzonate nella declinazione al maschile, con righe alternate a intarsi di pizzo délavé alla Karen Blixen per lei. 61 uscite viste con l’occhio smaliziato di una boutique second hand, in un percorso articolato che si tuffa nelle braccia della grande madre Africa grazie a lunghi vestiti nei toni henné, terra e testa di moro o gonne bianche di impalpabile garza. Poi blazer coloniali mirabilmente destrutturati, jeans verde acqua tessuti interamente a mano. ”Se ne producono solo cinque metri l’ora su antichi telai: un inno allo slow-fashion”, tiene a precisare Cannelloni”.
Il look safari da giovane esploratrice viene smitizzato da pantaloni alla gaucho in lino blu. Finale spettacolare con performer giunti dal Corno d’Africa che intonano canti e balli ancestrali percuotendo antichi tamburi tribali, mentre dalla piscina della cinquecentesca villa si alzano giochi di fiamme. Poi le danze aperte dai padroni di casa nella open air disco tra giochi di luce e mojito. Un mix di Africa e bon ton fiorentino.
l.b.
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