In passerella gli emergenti della terza edizione dell’Incubatore della Moda

Milano inaugura la fashion week puntando i riflettori sugli stilisti emergenti dell’Incubatore della Moda numero tre. Oggi in passerella Cristina Miraldi, A-Lab Milano (Alessandro Biasi, Andrea Orazi e Simona Costa), Cristiano di Cristiano Burani, Mauro Gasperi e Paolo Errico (tutti insieme nella foto): cinque stili che guardano al classico, alla couture con giochi di architetture, geometrie e palette cromatiche di tutto relax. Ed è una conferma: la moda ha bisogno di rassicurazione, di prodotti-rifugio in tempi di crisi.
Ma dice bene Mario Boselli, presidente della Camera Nazionale della Moda Italiana, promotrice del progetto insieme al Comune di Milano: “Il fashion system oggi più che mai ha bisogno di novità, di creatività. Gli armadi sono pieni e se non riusciamo a creare nuovi stimoli non si va da nessuna parte”.
E per i giovani di questa terza edizione dell’Incubatore, creatività vuol dire soprattutto esercitare un potere assoluto sui materiali. Cosicché le loro creazioni risultano più apprezzabili se guardate da vicino, toccate, ispezionate, piuttosto che viste passare su una pedana.
Le T-shirt di Cristina Miraldi sono tutta una sopresa. Prendono vita da un concetto di stratificazione del tessuto: il jersey, l’organza di cotone, il lino e la seta, uno sull’altro, formano queste capsule bianche, eteree, che vengono ricamate discretamente sullo strato più nascosto. Si portano sulla culotte semitrasparente ma si accettano anche abbinamenti più “terreni” col jeans.
Sovrapposizioni e leggerezza anche per gli abiti da vestale di Cristiano, che di cognome fa Burani ma che niente ha a che fare con l’omonimo gruppo emiliano. Più che altro lui ricorre agli strati tortora e verde acqua per creare nuovi giochi di colore.
E se A-Lab Milano costruisce abiti e tailleur con panneggi, pieghe e riprese scultoree, Mauro Gasperi sceglie come leit motiv il plissé orizzontale e la ruche a onda per muovere tubini e tailleur di buona fattura.
Non delude Paolo Errico, veterano delle passerelle targate Camera della Moda (aveva partecipato al format N-U-De), che esplora tutte le possibilità della maglia facendone ora un abito geometrico a mantella zippato davanti e dietro, ora un kimono, ora tutine short con scollo a top su cui si posano cardigan di un bel rosso vivo.
Per tutti c’è un unico traguardo da raggiungere: il mercato. Una sfida contro lo strapotere delle griffe e la diffidenza dei finanziatori.
m.b.
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