Inaugurazione di Pitti Uomo: l'Italia non è una sunset industry e ha ancora grandi chance

Non sarà una stagione facile, questo è sicuro. Ma proprio per questo Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine, ha voluto inaugurare l'edizione numero 82 di Pitti Uomo al via oggi con alcune buone notizie: "Tutti i dati macroeconomici stanno migliorando - ha esordito - come il cambio euro-dollaro. Soprattutto nel mondo ci sono un miliardo di nuovi clienti interessati al made in Italy e al segmento del lusso accessibile" (nella foto, un momento della cerimonia, con l'intervento di Matteo Renzi, sindaco di Firenze).
"A Pitti - ha proseguito Gaetano Marzotto - c'è molto di quell'affordable luxury che piace ai nuovi consumatori: è una grossa chance quella che abbiamo''. A Firenze, ha ricordato il presidente di Pitti Immagine, ci sono ''sempre più buyer internazionali. E sono internazionali e giovani anche il 45% delle linee esposte. Investiamo sui giovani e sull'estero perché sono il futuro''.
All'opening del salone erano presenti inoltre il presidente di Sistema Moda Italia, Michele Tronconi, Alberto Pecci (al vertice del Centro di Firenze per la Moda), il sindaco di Firenze Matteo Renzi, Marco Fortis (vicepresidente di Fondazione Edison) e Raffaello Napoleone, amministratore delegato di Pitti Immagine.
Michele Tronconi, presidente di Sistema Moda Italia, durante la conferenza di presentazione ha preso di mira la politica italiana, colpevole di non aver saputo valutare la rilevanza dell'industria italiana della moda: ''Se siamo in crisi - ha affermato - è perché sono state prese decisioni sbagliate, probabilmente anche perché non è stata capita l'importanza di un settore come il nostro. Troppo presto si è pensato che fosse una sunset industry".
Nel farsi portavoce degli imprenditori, il presidente di Smi ha anche aggiunto: ''Negli ultimi quattro anni, nel settore del tessile-abbigliamento, 66mila persone hanno perso il lavoro. È come se il gruppo Fiat se ne fosse andato via lasciando a casa i dipendenti: i giornali non avrebbero parlato d'altro, ma 66mila persone che non lavorano più nel tessile non fanno notizia''.
Nel corso della cerimonia d'apertura l'economista Marco Fortis ha presentato uno studio della Fondazione Edison, secondo cui l'Italia è il Paese più competitivo al mondo nei tre comparti del tessile, dell'abbigliamento, e della filiera cuoio-pelletteria-calzature. ''Il sistema Paese - ha detto - non è competitivo: energia troppo cara, burocrazia, inefficienze, infrastrutture obsolete. Le imprese, nonostante questo, riescono a restare al passo".
an.bi.
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