Incontro sul childrenswear a Mestre: un appello alla collaborazione

In occasione dell’incontro tra i dettaglianti dell’abbigliamento infantile del Triveneto, i rappresentanti e i portavoce delle aziende del settore - svoltosi ieri nella sede di Confcommercio di Mestre - è emerso chiaramente che, in un momento di svolta come l’attuale, l’unica strada percorribile per retailer e imprenditori è la cooperazione.
Molte le tematiche d’attualità emerse dalla tavola rotonda (vedi anche fashionmagazine.it di venerdì 15 maggio): in particolare, la consapevolezza della necessità di reimpostare il rapporto tra il monte e la valle della filiera, tenuto conto anche del fatto che il dettaglio tradizionale ha visto la propria quota di mercato erodersi in dieci anni, dal 70% al 44% del totale (fonte Sita Ricerca), a favore di outlet e gdo.
”L’Ascom di Treviso ha calcolato che ormai solo il 10-15% delle vendite stagionali viene effettuato a prezzo pieno” è stato il grido d’allarme di Enrico Barcé, cui fanno capo le boutique Miozzi e Zanetti nel capoluogo trevigiano, più La Bottega di Pordenone. E Mario Spinazzé, titolare di multimarca a San Donà di Piave, Jesolo Lido e Caorle, ha rincarato la dose affermando che “ci troviamo in guerra e i negozianti sono come soldati, costretti a combattere contro pressioni anche burocratiche non indifferenti”. “Senza contare l’avanzata delle grandi superfici a due passi da noi”, ha fatto notare Cristina Simionato di Peter Pan a Mirano (Ve).
”Non possono essere solo i commercianti a rischiare”, ha osservato Giannino Gabriel, presidente della Confcommercio di Venezia, che però non ha trovato d’accordo Barbara Donadon, direttore generale della Altana (produttrice di diversi marchi in piccole taglie, tra cui Pinko, Moschino bambino, Moncler e, di proprietà, Amore). “A nostra volta siamo incalzati dalla concorrenza e non passa giorno che non dobbiamo inventarci qualcosa di nuovo” ha detto la manager, ricordando che questo è il momento della selezione e delle decisioni drastiche per tutti, compresi i retailer “che devono diventare imprenditori di se stessi”, reimpostando i propri spazi anche a livello di visual, come ha suggerito Alessandra Chiavelli dell'azienda Il Gufo.
“La realtà è una sola - è intervenuto Gianni Carriero, alla guida della filiale italiana del gruppo francese Cwf -. È fondamentale stringere la partnership tra di noi e, se necessario, mettere mano al portafoglio per investire in qualità e ricerca: mi rendo conto che la sfida è particolarmente dura nel Nord Italia e meno al Sud, dove la situazione è più fluida”.
”La corsa al brand è stata positiva, ma ora ci si sta rivoltando contro - ha aggiunto Fioretta Sambo di Liliana Bimbi a Chioggia (Ve) -. Troppa offerta, troppa concorrenza dei centri a prezzi scontati: cosa ci rimane? Io penso che il marchio sia tuttora importante, ma che debba connotarsi meglio nei punti vendita di alto livello: propongo per esempio delle limited edition fatte solo per multimarca come i nostri o delle golden label che diano prestigio al contesto in cui vengono inserite. Importanti anche i flash e i pacchetti a prezzo competitivo”.
”Un fatto è fuori discussione: se siamo qui oggi è perché nel nostro lavoro mettiamo passione, entusiasmo e aspettative per il futuro, valori che condividiamo e in cui crediamo”, ha concluso Enrico Barcé, accennando alla prospettiva di ulteriori momenti di confronto. Il resoconto completo del meeting di Mestre sarà pubblicato sul numero 1714 di Fashion, Speciale Childrenswear, in uscita il 26 giugno in occasione di Pitti Immagine Bimbo.
a.b.
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