Indagine Anci: il calzaturiero si batte per contrastare la crisi

La consueta indagine congiunturale elaborata dall’ufficio studi di Anci, Associazione nazionale calzaturifici italiani, ha evidenziato nel 2008 un peggioramento economico del settore e un andamento a macchia di leopardo che si differenzia per segmenti di prezzo, distretti e mercati di sbocco. Permane un senso di sfiducia, come sottolinea il presidente Vito Artioli (nella foto), con l’impossibilità di tracciare una tendenza per il breve-medio termine. A febbraio, nuovo appuntamento a Roma per informare le imprese.
Dai dati raccolti emerge che la situazione del calzaturiero è difficile ma non totalmente compromessa e che la produzione nei primi nove mesi del 2008, per il campione di aziende intervistate, si è ridotta in misura significativa nei volumi (-6,1%). Il 60% degli operatori ha rilevato una flessione della quantità, contrapposto al 18% degli interpellati che ha indicato un incremento dei volumi di output sullo stesso periodo dell’anno precedente e al 22%, che registra una sostanziale stabilità. Lo stesso rapporto (60% contro 40%) tra pessimisti e ottimisti si ripete sulle previsioni per il primo semestre 2009. “Manca la fiducia negli operatori, così come nei consumatori - dichiara Vito Artioli, presidente Anci -. Siamo di fronte a un momento in cui è difficile sbilanciarsi. Però oggi il settore è più forte e i buoni risultati ottenuti in alcuni mercati ne sono il segnale. Dobbiamo quindi concentrarci sul nostro business perché questo momento porta difficoltà, ma apre anche nuove opportunità”.
I dati ufficiali Istat di interscambio commerciale per i primi otto mesi del 2008 confermano uno scenario complesso da intrepretare. L’export attesta infatti il periodo non positivo, ma il dato in valore dei primi otto mesi dell’anno registra una crescita del +3,5% per un totale di circa cinque miliardi di euro, con un rendimento migliore per prodotti di medio e alto livello. La stessa performance si ripropone nell’import, a testimonianza del fatto che anche il mercato interno richiede oggi, malgrado la crisi, una migliore qualità. L’analisi per area geografica evidenza andamenti contrastanti: pesanti flessioni in volume si sono registrate nei principali Paesi industrializzati come Germania, Francia, Regno Unito e soprattutto Stati Uniti. Trend favorevoli hanno invece caratterizzato le vendite in Spagna, Svizzera, Grecia, nei Paesi dell’Est europeo e della Csi trainati dalla Russia. Gli andamenti sono differenziati persino per distretti: tassi positivi per le esportazioni in valore di Lombardia, Veneto, Emilia Romagna; più penalizzate le imprese di Toscana, Marche e Puglia.
Un dato positivo è rappresentato dal fatto che l’export, malgrado il difficile scenario, cresce più velocemente delle importazioni. “Il nostro Paese ha bisogno di mantenere basso il livello di indebitamento, di produrre ricchezza più di quella che consuma - spiega Artioli -. Per questa ragione il nostro sforzo come Associazione si concentrerà sul supporto alle imprese per la loro promozione internazionale”.
Per ora il portafoglio ordini degli ultimi mesi dell’anno sembra ricalcare le stesse dinamiche del periodo precedente: alcuni importanti mercati come Germania, Usa e Giappone mostrano campagne di raccolta ordini deludenti, l’Italia soffre di una moderata riduzione (-1%) mentre la frenata della Russia (-4%) getta qualche ombra sulla piazza più vitale degli ultimi tempi. Preoccupante anche la situazione che si sta creando tra i buyer stranieri, che in alcuni Paesi non riescono a onorare ordinativi già effettuati.
Consapevole delle difficoltà in cui vivono le imprese, Anci ha introdotto nel suo calendario un nuovo appuntamento attraverso il quale fare informazione economica. Si terrà a Roma a metà febbraio e servirà per misurare il polso del settore nelle prime settimane del 2009.
e.b.
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