Indagine Confcommercio: qualche debole segnale positivo dal settore abbigliamento

In base all'Indicatore dei Consumi Confcommercio (Icc), anche se la fase più acuta della crisi può ritenersi superata dopo un primo trimestre 2009 a dir poco difficile, non è ancora il momento di parlare di ripresa: la dinamica della domanda delle famiglie resta permeata dall'incertezza ma, a sorpresa, tra i settori meno problematici spicca l'abbigliamento.
Focalizzandosi in particolare sul mese di aprile, l'Icc evidenzia infatti un decremento dei consumi di servizi di ristorazione e alloggio (-1,6% in termini tendenziali) e di beni e servizi per la mobilità (-0,3%, che tiene conto di un'impasse nella domanda di autovetture e motocicli). Non si sottraggono al segno meno le proposte per la cura della persona (-0,8%) e per la casa (-1,5% in termini tendenziali). Alle voci prodotti alimentari, bevande e tabacchi la riduzione è dello 0,7%.
Quello relativo all'abbigliamento e alle calzature è un risultato non eclatante (+0,4%) ma tutt'altro che disprezzabile. "Bisognerà comunque attendere gli esiti di maggio e giugno per verificare se si è giunti a una fase di stabilizzazione del mercato", precisa una nota dell'Icc. Le stime sul mese scorso, a livello generale, delineano un rafforzarsi del clima di fiducia delle famiglie sui livelli di fine 2007 anche se, come emerge dall'indagine rapida di Confindustria, dopo il rimbalzo di aprile a maggio la produzione industriale ha registrato una flessione dell'1%, associata a un -1,2% relativamente agli ordinativi.
a.b.
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