Industria dei filati: il 2005 chiude con il segno meno

Tempi duri per l’industria italiana dei filati. Alla vigilia del salone del comparto organizzato a Firenze da Pitti, la Federazione Smi-Ati ha reso noti i risultati pre-consuntivi per il 2005, che mettono in luce un calo del 4,1% nella produzione (che ha fatturato 2,7 miliardi di euro) e del 6,1% nelle esportazioni (il cui valore complessivo è di 857 milioni di euro).
A perdere di più, per quanto riguarda le vendite all’estero, sono i filati misti chimici (-25%), mentre tengono il laniero cardato e il laniero pettinato.
Cambia inoltre la geografia dei mercati di sbocco. Per quanto riguarda i filati pettinati (la voce principale dell’export in termini di fatturato) crescono le esportazioni verso i poli di confezione in Repubblica Ceca (+26,8%), Turchia (+17,2%) e Hong Kong (+4,5%, prima piazza di destinazione per i prodotti made in Italy), mentre subiscono pesanti contrazioni le vendite in Germania (-21,4% nei primi nove mesi del 2005), Corea del Sud (-29,1%), Portogallo (-15,5%), Francia (-13,2%) e Romania (-3,6%). Segno positivo invece per i filati lanieri cardati, che guadagnano il 4,4%, riportando aumenti anche nella Ue a 25 (+8,2%).
In calo anche le importazioni, che perdono il 2,5% in valore. Resta infine difficile la situazione sul mercato interno, aggravata in particolare dal boom di acquisti dalla Cina nel settore abbigliamento, che ha messo in ginocchio molti potenziali clienti della maglieria.
Se questo è il quadro prospettato per l’anno appena concluso, le previsioni per il 2006 segnalano una tendenza alla stabilizzazione.
g.m.
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