Industria italiana del tessile-abbigliamento: nel 2005 in flessione del 2,9%

Ancora un anno in calo per l’industria del tessile-abbigliamento. Secondo i dati elaborati dal centro studi di Smi-Ati e forniti oggi da Pitti Immagine, il settore chiuderà il 2005 con una flessione del fatturato del 2,9%. Poco incoraggianti anche i numeri relativi alle aziende ancora attive, che potrebbero ridursi a poco più di 65 mila unità (-3,2%), e al bilancio occupazionale, con una riduzione stimata di 10 mila addetti (-1,9%).
Nonostante i timidi segnali di recupero della domanda estera, soprattutto nella seconda metà dell’anno da parte dei Paesi extra-Ue, il quadro generale del comparto non risulta ancora positivo. Si stima che, a causa in particolare del decremento subito dal mercato interno e dell’accelerazione delle importazioni, il valore delle vendite settoriali verrà archiviato con una flessione di 1,2 miliardi di euro, passando dai 42,5 miliardi del 2004 ai 41,3 miliardi. Un dato che ha avuto pesanti riflessi sul numero delle aziende attive, scese da oltre 67 mila a poco più di 65 mila. La chiusura delle circa 2 mila unità ha riguardato essenzialmente le imprese con meno di 15 dipendenti che costituiscono il 90% delle realtà operanti nel tessile-abbigliamento italiano.
Inevitabili dunque le ripercussioni sul fronte occupazionale, che dopo aver perso, tra il 2001 e il 2004, 66 mila posti di lavoro, stima per il 2005 un ulteriore calo di 10 mila unità, scendendo a 532.650 addetti impiegati contro i 543.124 dello scorso anno. Tali risultati riflettono in realtà un andamento negativo registrato soprattutto nel primo scorcio del 2005, mentre meno allarmanti sono le notizie relative agli ultimi mesi che evidenziano importanti spunti di recupero in diverse piazze estere come gli Stati Uniti, il Far East e la Russia e un sentiment più positivo anche con riferimento al mercato interno dell’Unione Europea, anche se non ci sono state conferme nei dati di sell out e in quelle delle esportazioni.
Tuttavia se l’export, in particolare verso i Paesi extra Ue, ha segnato un incremento del 2,4%, toccando quota 27,2 miliardi di euro, l’import, soprattutto dalla Cina, è salito di ben il 5% a 15,6 miliardi di euro. Le importazioni italiane dal colosso asiatico sono infatti cresciute, nei dati in valore, a un ritmo del 34,6%, con conseguente aumento dal 14,7% del 2004 al 18,2% della quota cinese nei flussi in entrata totali.
Tuttavia, al di là di una situazione congiunturale ancora caratterizzata da elementi di incertezza, i risultati dell’indagine sugli investimenti condotta da Smi-Ati su un campione di 152 aziende di fascia media e alta, mette in evidenza gli sforzi delle imprese italiane per consolidare la propria leadership nella fetta di mercato a maggior valore aggiunto. Nel 2004, infatti, le imprese analizzate hanno investito il 3,5% del proprio fatturato, privilegiando il rinnovo degli impianti, la costituzione e/o ampliamento della rete commerciale e distributiva, la realizzazione dei campionari e l’innovazione tecnologica di processo. L’indagine mette inoltre in evidenza come, sia a monte della filiera sia a valle, nel corso di quest’anno gli investimenti stiano privilegiando soprattutto l’Italia.
v.s.
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