Intertextile Beijing: in aumento il numero dei visitatori

In costante crescita il numero di visitatori a Intertextile Beijing Apparel Fabrics 2008: il salone di Pechino dedicato ai tessuti per l'abbigliamento - che nel 2006 aveva totalizzato circa 17.350 presenze, cresciute nel 2007 a quota 21.468 - ha confermato il proprio dinamismo nell'edizione attuale chiusa sabato scorso, portandosi a circa 26 mila ingressi.
Intertextile Beijing (cui fa da contraltare in autunno Intertextile Shanghai) ha ospitato oltre 1.100 aziende nei padiglioni del China International Exhibition Centre, su una superficie espositiva di 47 mila metri quadri, aumentata del 21% rispetto al 2007. Consistente anche la partecipazione dal nostro Paese, coordinata dall'Ice-Istituto Italiano per il Commercio con l'Estero, con 49 realtà attive in diversi settori: dalle stoffe per l'abbigliamento maschile formale (un comparto che nella Repubblica Popolare sta riscuotendo consensi sempre maggiori), fino al jersey e agli articoli in seta, posizionati su una fascia più alta in confronto con quelli dei competitor locali.
La qualità, del resto, è l'arma numero uno per i produttori nostrani, su un mercato che dimostra un interesse tangibile verso i tessuti made in Italy. In cinque anni il saldo importazioni/esportazioni è rimasto positivo: come sottolineano i portavoce di Smi, se nel 2002 potevamo contare su un export per 333 milioni di euro contro un import di 219 milioni, nel 2007 il rapporto è stato di 507 milioni di euro contro 418 milioni. Ma un problema da non sottovalutare è legato alle fluttuazioni valutarie: le imprese della Penisola continuano a esportare in Cina agli stessi prezzi in euro del 2002, "e ciò significa - come precisano da Smi - che il listino (in dollari o anche nella moneta locale, lo yuan) pagato dai partner cinesi si è portato avanti del 47% circa: l'appeal del made in Italy, dunque, è innegabile ma è altrettanto evidente che l'euro forte costituisce un freno all'espansione".
"L'unica via d'uscita - commenta Mario Alciato di Moessmer, una delle industrie nostrane presenti a Intertextile Beijing - è puntare su articoli particolari, inimitabili nelle fantasie e pregiati nelle materie prime". Come aggiunge Andrea Borghini di Tesj, "la situazione è fluida e stratificata, però a dire il vero sono più preoccupato per l'andamento in Europa, dove dilaga il pronto, che in Cina, Paese sicuramente difficile da capire ma aperto e ricettivo verso i valori dell'italianità". Valori che, nel caso di Reda, si esprimono in collezioni indirizzate a un menswear di stampo classico-elegante, "un comparto in espansione - dichiara Ercole Botto Poala - in un contesto sociale dove il vero lusso non è il tempo libero, come da noi, ma 'fare business', ovviamente con un abito all'altezza della situazione".
Negli stessi giorni di Intertextile ha avuto luogo in un'altra location, il China World Trade Center, Yarn Expo: una vetrina sui filati, proposti da una novantina di nomi per lo più asiatici. Qui l'affluenza è stata di 3.500 buyer (erano circa 4.600 nel 2007), in un contesto in cui convivevano le fibre "high-tech" con quelle di impatto più eco-friendly, per esempio a base di bambù o addirittura di latte.
a.b.
stats