Intimo donna made in Italy: un’indagine rivela che l’80% delocalizzato è reimportato

La produzione di intimo femminile in Italia è diminuita del 6,6% nel 2004 e le previsioni per l’anno in corso sono di un’ulteriore flessione, fra 4 e 2 punti percentuali. Lo sostiene la società di ricerche Databank che profila, in chiusura d’anno, un ulteriore aumento della delocalizzazione, seppure in rallentamento (fra il 3 e il 5% dal +7,5% dello scorso anno).
Circa l’80% dei prodotti realizzati all’estero dalle imprese nazionali viene importato nuovamente in Italia, come spiegano i ricercatori, e soltanto il 20% è destinato agli altri mercati. Mentre l’export è destinato tuttavia a salire, il mercato interno non riserverà sorprese per il 2005, che dovrebbe consolidare i livelli raggiunti lo scorso anno. Le uniche eccezioni sono attese in segmenti quali la corsetteria e i pigiami, some precisano da Databank.
Anche in questo specifico settore la competitività “schiaccia” le aziende appartenenti alla fascia media di mercato, mentre crescono le produzioni più economiche e l’alto di gamma.
Il campione di Databank oggetto della ricerca conta circa 700 imprese, che occupano 8 mila addetti, in grado di realizzare un fatturato di poco oltre 700 milioni di euro in madrepatria e di 540 milioni circa delocalizzando la produzione.
e.f.
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