Jil Sander: "Torno in un'azienda che conosco e questo è il bello"

Intervistata da Suzy Menkes sull'International Herald Tribune, la 68enne Jil Sander è uno dei personaggi più attesi a Milano Moda Uomo, dove sabato presenterà una collezione che riannoda il filo con il passato, ma che deve necessariamente proiettarsi nel futuro.
Jil Sander torna alle redini della label, da lei fondata una quarantina di anni fa, dopo quasi otto anni in cui la direzione creativa è stata nelle mani di Raf Simons. "Ho imparato tanto dall'esperienza a Tokyo", afferma la fashion designer, accennando al periodo (dal 2009 al 2011) in cui si è occupata per Uniqlo della collezione +J, facendo un' "immersione" nel mondo del low cost destinato a un pubblico giovane. Un allenamento che potrebbe tornarle molto utile, in un mercato digitalizzato, velocizzato e globalizzato.
"Mi sono allontanata dal luxury, concentrandomi sul progetto con il retailer giapponese - si legge - e quando sono tornata, ho dato un'occhiata al posizionamento delle realtà dell'alto di gamma", accorgendosi che, per esempio, Lvmh e Gucci avevano potenziato il discorso accessori: ironia della sorte, fa notare Suzy Menkes, visto che la goccia che fece traboccare il vaso nel rapporto con Prada (ex azionista di maggioranza), fino a portare alla rottura nel 2004, fu la divergenza di opinioni con Patrizio Bertelli sull'opportunità di incrementare la gamma di borse e scarpe.
"È più che mai necessario focalizzarsi sulla qualità, oltre che su un approccio pulito e moderno alla moda - riflette Jil Sander -. La linea di confine fra tridimensionalità e un noioso classicismo è sottile". "Sto lavorando meno sulle decorazioni e più sulle forme" confida, anticipando di aver già messo mano al womenswear della primavera-estate 2013, per il quale vale una regola: "Uscendo la sera, non è tassativo doversi cambiare per diventare una donna completamente diversa".
Secondo Suzy Menkes, due ombre gravano su questa "seconda vita" della creativa tedesca. La prima si chiama Raf Simons: non si è, infatti, ancora esaurita l'eco delle indiscrezioni in base alle quali lo stilista belga sarebbe stato messo poco elegantemente alla porta per fare spazio a Jil anche se poi, per dirla con un proverbio, gli si è aperto un portone, essendo stato cooptato da Dior.
C'è poi Phoebe Philo: alla guida di Céline, ha costruito uno stile che potrebbe ricordare quello di Jil Sander. Minimalista ma originale, in grado di imporsi senza far scalpore, ricercato e tuttavia funzionale. E con i pantaloni, uno dei cavalli di battaglia di Jil, tra i pezzi forti della collezione. "Amore e passione, questi sono i miei punti fermi - conclude Sander -. Il bello è che torno in un'azienda che conosco. Farò del mio meglio".
a.b.
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