L’Asia, una sfida per le Pmi italiane

L’Asia è un partner o un concorrente? Il tema è stato discusso in questi giorni a Milano a un seminario nell’ambito della rassegna milanese "Le vie dell’Oriente". Tra i partecipanti all’incontro Vittorio Missoni, intervenuto in veste di vicepresidente vicario della Camera Nazionale della Moda Italiana e di esponente della storica griffe della maglieria e del prêt-à-porter.
Il figlio di Ottavio e Rosita Missoni ha sottolineato come il fashion system abbia cominciato a monitorare l’Asia già molti anni or sono. “La moda ha sempre guardato avanti”, ha affermato Vittorio Missoni, ricordando il suo primo viaggio esplorativo a Hong Kong per l’azienda di famiglia, avvenuto 25 anni fa (oggi il marchio realizza il 40% del proprio fatturato in Asia). “Muoversi velocemente in tutto il mondo è una peculiarità di questo settore - ha aggiunto Missoni - ed è possibile grazie alla flessibilità propria delle imprese di piccola dimensione e a una veloce circolazione delle informazioni, solitamente con il passaparola”.
“Oggi le grandi firme italiane si ispirano all’Oriente nelle collezioni, ma guardano a quest’area anche come un’opportunità”, ha concluso Missoni. Al di là delle valutazioni sulla competitività di prezzo, a suo parere è possibile reperire manodopera con grandi capacità manuali e artigianali (per ricami, finiture speciali), che nel nostro Paese si stanno perdendo.
Al meeting sono intervenuti, fra gli altri, i presidenti delle Camere di Commercio italiane di Singapore, Hong Kong, Tailandia e India, che hanno voluto la rassegna “Le vie dell’Oriente”, sorta di spaccato del life-style asiatico, per avvicinare le imprese del nostro Paese a questi mercati (vedi fashionmagazine.it del 14 settembre).
Tra i temi “caldi” emersi al seminario, cui hanno partecipato anche diplomatici dalle aree ispiratrici dell’evento ed enti per la promozione e lo sviluppo economico delle stesse, il rischio per l’Italia di essere già in ritardo, rispetto ad altri Paesi, nel valutare le opportunità di business che si stanno mettendo in luce sul mercato asiatico (attualmente esportiamo nel continente il 13% della nostra produzione, percentuale di gran lunga inferiore a quella di altre realtà europee). Quanto al settore moda, da Est è emersa la necessità di realizzare collaborazioni per avvalersi dell’esperienza e della competenza tecnica degli addetti ai lavori del made in Italy, soprattutto nel design. Da non sottovalutare alcuni dati statistici sull’Asia: la popolazione ammonta a oltre 3 miliardi di persone, di cui un miliardo appartenente alla middle class e quasi 200 milioni al ceto dei super ricchi.
e.f.
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