L'Hong Kong Fashion Week fa il pieno di compratori internazionali

"Il futuro è qui", hanno dichiarato i compratori arrivati a Hong Kong per la Fashion Week, manifestazione organizzata settimana scorsa dal Trade Development Council (TDC) al Convention and Exhibition Centre. Non a caso, fra le 19.430 unità presenti a quest’edizione, con un incremento del 28,7% rispetto all’anno scorso, gli stranieri sono stati 8.495, con un +21.5%.
Nonostante i timori dell’Occidente per le conseguenze dell’abbattimento delle quote e il generale ricorso a formule di protezionismo, i buyer di tutto il mondo continuano a visitare questa fiera, con l’intento di trovare risorse e opportunità. Delegazioni e rappresentanti dei maggiori department store e delle grandi catene d’acquisto internazionali non si sono fatti attendere. In particolare gli americani (590, con un incremento del 49,8% rispetto allo scorso anno) e gli europei (1.159 con un più 46.7%).
“Il ritocco delle quote si traduce per le industrie del tessile abbigliamento di Hong Kong in nuove opportunità e in nuove sfide” ha dichiarato nella cerimonia d’apertura della rassegna Yu Sunsay, presidente dell’Associazione Cinese degli industriali di Hong Kong e membro del TDC. La fiducia nel futuro di questa metropoli, divenuta anche porta d’ingresso nella Cina dei consumi di moda, viene supportata dalle cifre: nei primi cinque mesi del 2005, l’export di abbigliamento delle aziende di Hong Kong ha raggiunto 73.5 miliardi di HKdollari, con una crescita del 12%. Così come l’incremento delle aziende partecipanti, 903 provenienti da 18 Paesi (+17% rispetto al 2004) con le collezioni per la prossima primavera-estate 2006 (abbigliamento uomo e donna, per bambini, lingerie, sportswear e accessori, abiti da sposa e da cerimonia), dimostra che l’attenzione verso questo crocevia degli affari sta aumentando in modo significativo.
Forte la presenza degli espositori di Hong Kong, circa il 50% del totale (474 produttori), seguiti dai cinesi (242, con un incremento del 36,7%). Ancora piuttosto timida la risposta degli imprenditori occidentali: solo quattro gli italiani, due i francesi, altrettanti gli americani. Segno che questo evento fieristico è ancora tutto da scoprire, alla luce delle inedite opportunità offerte alle imprese che desiderano realizzare sul territorio cinese manufatti destinati a questo specifico mercato.
Illuminante l’esperienza dell’italiana Lorella Braglia di Reggio Emilia presente al salone con la IDG, Italian Design Group Limited, società con sede a Hong Kong creata per produrre, attraverso proprie fabbriche a Wang Zhou (ex Canton), una collezione di gusto etnico-chic a costi competitivi per i mercati orientali. “Vincente è sempre lo stile italiano – ha spiegato a fashionmagazine.it Alessandro Perria, socio della IDG – ma abbiamo dovuto creare una linea ad hoc, per avere prezzi calibrati sulle capacità di spesa della fascia media delle consumatrici asiatiche”. Hong Kong che, come tante nazioni di economia avanzata, forse teme la calata dei produttori cinesi, è però sempre più consapevole del ruolo che può giocare nell’ambito dell’economia mondiale: essere la mirabile piattaforma da cui i partner occidentali possono esportare senza dazi nella Cina continentale. E questo non è poco.
l.s.
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