La Borsa corteggia il settore del legno e arredo

La filiera del legno e dell’arredamento, secondo settore in Italia per numero di imprese e sesto per numero di occupati, elenca ben 31 realtà aziendali con le carte in regola per presentarsi alla quotazione. E’ quanto emerge da uno studio realizzato da Borsa Italiana presentato ieri, dal quale è emerso che l’ingresso sul mercato azionario può essere un elemento per fronteggiare un mercato sempre più globalizzato e che, in analogia con il settore tessile-abbigliamento, deve fronteggiare la concorrenza del Far East.
Nell’ultimo decennio il nostro Paese, leader mondiale nel comparto con un valore della produzione di quasi 41 milioni di euro, ha perso progressivamente quote di mercato che sono state conquistate da nazioni quali gli Stati Uniti, il Canada e la Cina. Come emerge dalla ricerca di Borsa Italiana, la storica posizione di leadership del legno e arredo made in Italy presenta degli elementi di criticità esogeni e interni al sistema. Da un lato, infatti, la competitività italiana ha subito un calo generalizzato (le esportazioni totali sono diminuite dal 4,9% al 4% nel periodo dal 1990 al 2001), contro un accelerato sviluppo dei Paesi emergenti. Dall’altro lato, il sistema sembra soffrire di una struttura industriale molto frammentata (così come avviene nel sistema moda): le 95 mila aziende che fanno parte del distretto e che occupano 424 mila addetti presentano mediamente un numero di impiegati pari a 4,5. Questo rende difficoltosa la delocalizzazione e, in generale, gli investimenti all’estero di una certa consistenza. Un neo del settore risulta essere, inoltre, quello del controllo della distribuzione, praticamente inesistente se si eccettuano alcune realtà.
Indiscusso elemento positivo del settore, invece, la capacità creativa e imprenditoriale e la forte integrazione con l’attività di design (in base alle statistiche, a maggiori investimenti in design corrisponde un maggiore ammontare nelle esportazioni). Il legno-arredo presenta inoltre un aumento del valore aggiunto superiore a quello dell’industria nel suo complesso, da dieci anni a questa parte.
In base alle analisi di Borsa Italiana, ben 31 aziende della filiera del mobile potrebbero ambire alla quotazione i Borsa. Nel 2000 il gruppo individuato ha generato un fatturato di 2.756 milioni di euro con il 51,6% dell’aggregato nella fascia compresa fra 50 e 75 milioni di euro. Il 77,4% delle società quotabili si colloca nel Nord Italia, la maggioranza localizzata principalmente nel Nord-Est. Si tratta di imprese nate e cresciute all’interno di network distrettuali dove hanno conquistato la leadership e hanno raggiunto importanti livelli di dimensionalità e visibilità.
Perché dunque decidere per la quotazione in Borsa? Dal convegno di ieri è emerso che l’apertura al capitale di rischio consentirebbe di finanziare lo sviluppo e la crescita delle società del settore legno-arredo. Non si tratta però soltanto di acquisizione di risorse (per esempio per investimenti all’estero, politiche di marketing, di controllo della distribuzione e operazioni di aggregazione), ma anche di crescita manageriale della società. Come hanno confermato i portavoce dei gruppi che hanno già fatto il loro ingresso sul mercato azionario (Targetti alla Borsa Italiana e Natuzzi al Nyse) presenti ieri in Borsa, l’input fornito dalla struttura manageriale ha avuto effetti positivi sulle performance aziendali. Non va dimenticato, inoltre, che la quotazione impone una ferrea disciplina nella ricerca delle performance, che devono creare maggiore valore per gli azionisti. Le stesse Borse dettano poi ritmi (per esempio nella produzione di report) che possono risultare stressanti nell’ambito della conduzione aziendale, ma questo viene vissuto come una ginnastica mentale positiva che finora è andata a vantaggio della società.
e.f.
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