La Cina annulla le previste tasse sull’export di articoli tessili

La Cina ancora in tensione con l’Unione Europea. Il Ministero delle finanze cinese ha annunciato che il Paese non aumenterà, come aveva in precedenza annunciato, le tasse sull’esportazione di 74 categorie di prodotti tessili, ma le sopprimerà per 81 categorie in totale.
Il provvedimento si configura come una ritorsione nei confronti della decisione della Commissione europea di aprire un’indagine su nove categorie di articoli cinesi, il cui export ha danneggiato in maniera significativa il mercato interno dell’Ue. In particolare, a sollevare reazioni è stata la decisione dell’Unione europea di avviare consultazioni formali volte a limitare il rialzo delle esportazioni di filati di lino e di T-shirt.
"Nessuno – hanno dichiarato Paolo Zegna, presidente di Smi, Tito Burgi, presidente di Ati e Michele Tronconi, vice-presidente di Euratex – vuole e ha interesse ad aprire una guerra commerciale con la Cina. La mancata adozione delle clausole di salvaguardia previste dalla Ue, conformi alle decisioni sottoscritte in ambito Wto, è sicuramente alla base dell’eccezionale calo della produzione delle industrie tessili e dell'abbigliamento italiane ed europee". E proseguono: "Al momento della sua entrata nel Wto, la Cina si era impegnata a intervenire sui volumi delle sue esportazioni, dopo il 1° gennaio 2005, qualora queste avessero creato pesanti conseguenze sui produttori europei. È nostra ferma intenzione perciò continuare a fare pressione sul Commissario Mandelson affinché proceda, come da lui affermato, alla messa in pratica di clausole di salvaguardia con procedure di urgenza sulla lista di prodotti presentatagli da Euratex e dalle associazioni imprenditoriali nazionali".
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