La Japan Fashion Week conferma la volontà dei designer giapponesi di aprirsi ai mercati esteri

Si è conclusa sabato sera l'ultima edizione della Japan Fashion Week, la settimana della moda giapponese, che al Tokyo Midtown di Roppongi ha presentato attraverso una cinquantina di sfilate le tendenze primavera-estate 2010, stagione che, sebbene non abbia portato alla ribalta molte novità, è però stata decisiva per le conferme: dall’organizzazione, che migliora stagione dopo stagione, alle proposte.
A partire da Mathou, il marchio disegnato da Hiroyuki Horihata e Makiko Sekiguchi, pronto (a nostro avviso) a fare proseliti anche in Europa. La sua collezione - fresca e raffinata, giocata sulla gamma di colori vicini al verde acqua e sulle stampe geometriche - è un capolavoro di equilibrio ed eleganza che riesce a reinterpre le silhouette classiche giapponesi senza cadere nell’eccesso o nella banalità.
Non deludono neppure Mintdesign e Somarta che hanno presentato, con le dovute differenze di stile, creazioni romantiche, adatte a una donna a cui piace giocare con trasparenze, tessuti leggerissimi o copricapi lavorati a forme dei petali.
Se in generale è difficile definire la tendenza per la prossima stagione nella capitale nipponica, va detto che il nero, colore simbolo dell’underground metropolitano tokyoita, resiste ma non detta legge, costretto com’è tra lo speculare bianco (Hisui) e le inserzioni di strass, lustrini e catene argentate (G.V.G.V., Aguri Sagimori).
Colore a bizzeffe, invece, per un gran numero di collezioni, da quella visionaria di Dress33 a quella d’ispirazione (almeno in parte) africana della debuttante Ayumi Susu di Jazzkatze, a quella del meglio conosciuto e apprezzato Dresscamp.
Non sono mancati i richiami sportivi, di una gara in moto per Ato, di un safari del terzo millennio tra le piramidi egizie per l’uomo di Daisuke Kamide, designer di Trove.
Pizzi, merletti e trine sono invece il punto di riferimento sia per la donna di The Dress & Co che per l’uomo metrosexual di Odradeck.
La Jfw appena conclusa ha insomma proposto un vero e proprio concerto di stili dal quale sembra emergere una strategia trasversale, che non ha solo a che vedere con le tendenze moda: la volontà dei designer giapponesi di aprirsi - finalmente - ai mercati esteri, abbassando i toni sui riferimenti locali e elaborando, invece, tematiche internazionali.
Uno sforzo, questo, che potrebbe avere risvolti commerciali interessanti soprattutto nei vicini mercati asiatici: da notare alla Jfw la numerosa presenza di ospiti cinesi e dell’inviata di Vogue Taiwan, Jil Wu.
s.v.
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