La decurtazione del calendario: si accende il dibattito

Stanno facendo molto rumore le dichiarazioni rilasciate ieri da Diego Della Valle nel corso di una conferenza stampa, convocata d’urgenza per esprimere la propria indignazione sulla decurtazione di fatto di Milano Moda Donna e chiedere di cambiare nuovamente il calendario. Ma rimettere di nuovo mano al timing a meno di due settimane dalle sfilate è impossibile, risponde Mario Boselli. Anche Letizia Moratti interviene nella querelle e intanto si accende il dibattito tra gli addetti ai lavori.
Della Valle ha definito “un silenzio assordante” la totale mancanza di reazioni degli stilisti che sfilano a Milano dinnanzi all’inaccettabile richiesta del direttore di Vogue America (vedi i fashionmagazine.it del 5, 8 e 9 febbraio). Secondo il patron di Tod’s la questione non riguarda solo la Camera della Moda: è in gioco la leadership del made in Italy nel mondo.
Il problema, secondo l’imprenditore marchigiano, non è l’arroganza di chi chiede, ma la debolezza di chi si lascia imporre tempi e modi dall’esterno. Della Valle non accetta l’assioma “valgo se nella mia first row siede Anna Wintour”. Ma c’è di più: tre giorni invece di una settimana costituiscono un grave danno, sia per chi vive Milano come palcoscenico (soprattutto i nomi che non hanno la forza di richiamo dei big), sia per la città stessa, per la quale è importante tutto l’indotto che il prestigio della moda italiana porta con sé, senza contare gli artigiani e i piccoli imprenditori che compongono la filiera del made in Italy.
Prima di Della Valle, oltre al presidente della Camera anche Saverio Moschillo (che di Cnmi è vicepresidente, oltre a essere presidente della John Richmond) e Krizia avevano espresso in due interviste a La Repubblica il proprio disagio per quanto stava accadendo. Ma ora - mentre nelle redazioni cominciano ad arrivare i “save the date” delle sfilate fuori calendario - il dibattito si sta accendendo. Ieri, per esempio, è giunta al nostro direttore una e-mail di Riccardo Grassi, nome noto per il suo lavoro di rappresentante e talent scout con l’agenzia Studio Zeta: “Credo che la cosa più grave sia l'ennesima dura sconfitta del sistema Italia - scrive Grassi -. Non immaginiamo nemmeno quanto sia e sarà l'entità del danno di quest'altro gravissimo flop organizzativo. Tutto ciò ricadrà sull'intera filiera e sulla credibilità di Milano”.
“Molti miei colleghi e io - aggiunge Grassi - siamo imbarazzati e ci vergognamo dei commenti dei buyer internazionali costretti a subire tutto questo. Continueremo a fare il nostro lavoro senza dimenticare che in città, siamo più di 700 showroom che lavorano per tenere saldamente in piedi gran parte del sistema moda anche se purtroppo non è sufficiente: servono almeno cinque/sei giorni per rendere una fashion week interessante, innovativa e, perché no?, per riprendere quel glamour che sembra sparito dalla kermesse milanese”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Beppe Angiolini, presidente della Camera Italiana Buyer Moda: “Occorre una settimana piena con una passerella importante al giorno e la possibilità di far sfilare i giovani. Parigi insegna: è fondamentale non essere ammassati in tre giorni, è meno stressante, dà la possibilità a tutti di lavorare. Non dovremmo avere complessi nei confronti di certi Paesi: noi italiani siamo i più bravi, cerchiamo di restare coesi”.
“Nessuno, neanche Anna Wintour, si può permettere di disfare il calendario” ha detto stamattina Letizia Moratti nel corso del talk show di presentazione del Salone del Mobile. "Penso che la moda milanese possa avere uno scatto d'orgoglio e non farsi imporre calendari - ha aggiunto più tardi il sindaco a margine di un convegno a Palazzo Marino -. Per la fashion week di settembre cercheremo di costruire un timing di eventi molto più ricco durante la settimana delle sfilate, in modo tale da stimolare il fashion-system a dilatare il calendario".
Insomma quello che è successo è una questione che riguarda il sistema moda italiano, ma anche la città di Milano e in una prospettiva più ampia il Paese: “È il momento di difendere le nostre eccellenze” ha puntualizzato Della Valle. Altrimenti, come ha avvertito più volte Mario Boselli, “ci faremo male tutti”.
c.mo.
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