La manifattura italiana migliorerà dal 2011. Moda troppo esposta su mercati maturi

Tenuto anche conto dei primi mesi del 2009, nessun settore manifatturiero in Italia è immune dalla crisi globale e gli esperti prevedono un calo medio dei livelli di attività vicino al 12% per fine anno (la flessione più rilevante dal dopoguerra). Alcuni comparti riusciranno a beneficiare meglio di altri il miglioramento atteso dal 2011, ma la moda non è in pole position. Se ne è parlato ieri a Milano, a un convegno organizzato da Prometeia e Intesa Sanpaolo.
All'appuntamento, che verteva sul 75° Rapporto Analisi dei Settori Industriali, si è parlato in particolare delle sorti della manifattura nazionale di qui al 2013. I ricercatori hanno stimato un recupero della domanda mondiale solo dal 2011 (nell'ipotesi di assenza di misure protezionistiche) e comunque inferiore a quello del 2004-2008. A beneficiarne saranno soprattutto l'elettro-meccanica e la lavorazione dei metalli, mentre la moda (con i mobili), maggiormente esposta alla debolezza dei mercati maturi, avrà una ripresa più lenta e al di sotto della media (per un approfondimento sulle aree da cui stanno emergendo segnali positivi, vedi news di oggi dal titolo “Crisi: forse il peggio è passato”). Il settore è inoltre visto agli ultimi posti per quanto riguarda le ipotesi di riavvio delle esportazioni nazionali, stimate in crescita nel triennio 2010-2013 (in cima alla lista ci sono, invece, elettrotecnica, auto e moto, alimentari e bevande).
“Le famiglie - ha affermato Alessandra Benedini di Prometeia - saranno molto più selettive negli acquisti e privilegeranno maggiormente beni in grado di coniugare contenuti emotivi gratificanti a un favorevole rapporto qualità/prezzo”. “Prevarrà la cautela - ha aggiunto - su prodotti meno indispensabili quali quelli per il tempo libero, il vestiario, le automobilis e altri mezzi di trasporto”.
Nel 2013 solo l'alimentare e la farmaceutica, grazie alla minore ciclicità nelle fasi di crisi, raggiungeranno livelli di attività superiori a quelli del 2007. “Il sistema casa - ha spiegato l'esperta della società bolognese di consulenza e ricerca economica e finanziaria - si mostrerà più in difficoltà rispetto alla moda nella fase più acuta della crisi, ma recupererà più velocemente nel triennio 2011-2013, grazie alla maggiore vivacità dei consumi interni e alla minore import pentration”.
La fashion industry, nelle previsioni degli economisti, è inoltre destinata a perdere peso all'interno della manifattura italiana (da oltre il 17% del 1983 all'11% atteso per il 2013) per via della crescente “terziarizzazione” delle imprese, più orientate alla produzione e alla vendita su scala internazionale.
Chi riuscirà, infine, a mantenere il roi (return on investment) su buoni livelli? I ricercatori indicano, tra le altre, quelle imprese del sistema moda che sono già forti e avviate in percorsi di riposizionamento.
e.f.
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