La moda domina la classifica dei brand italiani globali a più alto valore economico

Interbrand ha stilato per la prima volta la classifica dei marchi italiani globali a più alto valore economico: otto sui dieci brand della top ten appartengono al mondo del lusso/fashion. Al primo posto sta solidamente Gucci con un brand value di 6.388 milioni di euro, seguito da Prada con 2.775 milioni di euro.
Dopo il terzo posto di Ferrari, compaiono al quarto Armani (2.729 milioni di euro), al quinto Bulgari (2.577 milioni di euro), al sesto Dolce & Gabbana (2.220 milioni di euro), al settimo Diesel (1.947 milioni di euro), all’ottavo Geox (1.567 milioni di euro). In nona posizione Pirelli, seguito in decima da un altro brand fashion: si tratta di Benetton, il cui valore economico è stato stimato a 1.107 milioni di euro.
“Questa classifica è un po’ la fotografia del nostro Paese – commenta Manfredi Ricca, business director di Interbrand – da cui emerge con chiarezza che sono la moda e lo stile, sia nella loro accezione di lusso, sia in una variante più democratica, a rappresentare l’Italia nel mondo”.
La metodologia Interbrand determina il valore del marchio considerandolo al pari di qualsiasi altro asset aziendale, sulla base dei flussi economici che potrà determinare in futuro e sul loro grado di rischio, combinando proiezioni di analisti, documenti finanziari e proprie analisi quali-quantitative.
“Occorre sottolineare – precisa Ricca – che sono inclusi nella classifica solo i brand italiani globali, ovvero con significativa presenza e riconoscibilità in almeno un Paese di ciascuna delle macroregioni del globo (Emea, Nord America, Sud America, Asia-Pacifico) e con almeno un terzo del fatturato imputabile a mercati internazionali”.
Una forte presenza nei cosiddetti Paesi emergenti viene considerata un plus per il valore economico del marchio: “Rappresenta una diversificazione del rischio e assicura maggiori potenzialità di crescita futura - spiega il business director di Interbrand -. Anche se oggi il ‘peso’ assoluto di questi mercati rispetto a Stati Uniti, Europa o Giappone è relativamente basso, il potere di acquisto dei consumatori di queste aree del mondo è sicuramente in crescita sul lungo periodo e il bacino di utenza destinato ad ampliarsi”.
“Un comun denominatore dei brand del lusso presenti nella nostra classifica – aggiunge Ricca – è una sapiente strategia di diversificazione in ambiti vicini al core-business, che ha potenziato la forza del marchio”.
c.mo.
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