La moda femminile italiana meno colpita dalla crisi di altri segmenti della filiera

"Nei prossimi mesi la selezione sarà fortissima, non tutti i marchi resisteranno" ha detto Gaetano Marzotto, presidente di Pitti Immagine, stamattina nel corso della conferenza stampa di presentazione dei saloni di moda femminile che l’ente fiorentino organizza a Milano. Tuttavia ha parlato di una speranza di ripresa per il 2010, grazie a una serie di fattori positivi.
Tra questi Marzotto ha indicato il calo del prezzo del petrolio e delle commodities, la discesa dei tassi di interesse, gli interventi governativi per stimolare i consumi, tutti elementi che allevieranno la spesa dei consumatori e concorreranno a liberare risorse da tornare, si spera, a spendere nelle boutique di abbigliamento.
Fiducia nel fashion system italiano è stata espressa anche dall’a.d. di Pitti, Raffaello Napoleone, che ha citato Giuseppe De Rita, direttore generale del Censis, quando parla di un’Italia con 161 territori d'eccellenza in grado di guidare la reazione alla crisi: “Il nostro è un sistema produttivo anticiclico - ha detto Napoleone - fatto di piccole e medie aziende che hanno l’agilità e la flessibilità per fare fronte a questa difficile situazione”.
Intanto, pur nel delicato contesto internazionale, la moda femminile italiana sembra risultare meno colpita di altri segmenti della filiera. Secondo Smi, stando ai dati Istat dei primi dieci mesi del 2008 (ricordiamo che la crisi è iniziata proprio nell’ottobre dello scorso anno) l’export è cresciuto del 3,1% raggiungendo i 6,4 miliardi di euro: un dato positivo, anche se viene ridimensionato dal confronto con un aumento superiore al +10% registrato nello stesso periodo del 2007
La buona performance è stata resa possibile dall’incremento delle vendite nei mercati extraeuropei, +5,3% nel periodo considerato, che hanno assorbito oltre la metà delle esportazioni del comparto. Va tuttavia sottolineata una certa dinamicità anche dell’andamento degli scambi intra-Ue che hanno determinato un progresso dell’1,1% rispetto all’anno precedente: la Francia torna a essere il primo mercato per la moda femminile italiana dopo il sorpasso nel 2007 da parte della Russia, ora rientrata in seconda posizione se pur con uno stacco davvero minimo (689 contro 684 milioni di euro). Ha continuato a crescere anche il mercato cinese (+12,1%) mentre risultano come prevedibile in calo gli Stati Uniti (-6,3%) e il Giappone (-14,3%).
In avanzata le importazioni, che nei dieci mesi considerati hanno fatto segnare un +3,6%, a quota 3,6 miliardi di euro. Primo fornitore è indiscutibilmente la Cina, in aumento del 9,4%, che rappresenta il 27,3% dei nostri acquisti di moda femminile dall’estero. Da sottolineare anche il progresso dell’import dalla Spagna, +17%, che interessa linee di womenswear di posizionamento più elevato.
c.mo.
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