La moda infantile chiude il 2002 in positivo

Risultati superiori alla media del tessile-abbigliamento per la moda infantile, da oggi in scena a Pitti Immagine Bimbo con le proposte per l’inverno 2003-2004. Nel 2002 il fatturato, pari a 1,8 miliardi di euro, è aumentato del 3,3% rispetto al 2001. In crescita anche l’export e i consumi finali.
Le oltre 2 mila aziende italiane attive nel comparto dell’abbigliamento bimbo hanno retto abbastanza bene l’onda d’urto della crisi che ha travolto il sistema moda e non solo: il giro d’affari, secondo le statistiche elaborate da Sistema Moda Italia e AcNielsen Sita, è arrivato a quota 1.856 milioni di euro contro i 1.797 del 2001 e i 1.686 del 2000. L’aumento non è stato sensazionale (+3,3% contro un +6,6% due anni fa), ma è cosiderevole alla luce di una congiuntura globalmente negativa. Non solo. Negli ultimi quattro anni il settore ha accumulato un incremento, sempre a livello di fatturato, al di sopra del 20%.
L’export è passato da 560 a 584 milioni di euro (+4,3%), mentre l’import ha totalizzato 3.444 milioni di euro contro 3.396 nel 2001 (+1,4%).
Durante i primi otto mesi del 2002, in particolare, sono stati ottenuti esiti più che confortanti in mercati in difficoltà come la Germania (+14,6% in confronto con l’analogo periodo 2001, per un totale di 7 milioni di euro) e addirittura in Giappone si è avuto un balzo in avanti dell’86,8%, pari a 12,3 milioni di euro. In flessione, ma contenuta (-4,3%) la presenza negli Stati Uniti.
Quanto ai consumi interni, il valore nel 2002 è stato di 3,44 miliardi di euro, con un incremento dell’1,4% rispetto al 2001. Le famiglie italiane hanno speso in media, pro capite, 414 euro per bimbo/ragazzo, +1,2%. Stando alle elaborazioni di AcNielsen Sita, il segmento più dinamico sarebbe quello dei baby fino a 2 anni, che hanno destinato all’abbigliamento 435 milioni di euro (+4,8%). Ma dal punto di vista quantitativo, chi spende di più sono gli junior dagli 11 ai 14 anni, con 478 milioni di euro (+0,2%).
Per quanto concerne la distribuzione, continua a perdere terreno il dettaglio indipendente, che pur incidendo per il 41% dei consumi totali, cede posizioni alle grandi superfici e soprattutto alle catene monomarca. Il ruolo della gdo, pur essendo in ascesa, riguarda una percentuale decisamente più bassa che all’estero, ossia il 10,3%.
Un ultimo sguardo alle previsioni per il 2003: Sistema Moda Italia rileva che la campagna ordini per la prossima primavera-estate si è chiusa positivamente, con sviluppi interessanti soprattutto oltrefrontiera.
a.b.
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