La moda maschile italiana archivia un buon 2011. Ma per il 2012 si teme un peggioramento

La moda maschile italiana - intesa come abbigliamento, maglieria, camiceria, cravatte e leatherwear - ha chiuso il 2011 a +4,2% superando gli 8,4 miliardi di euro di fatturato (dati di Sistema Moda Italia - Federazione Tessile e Moda per Pitti Immagine Uomo). Alla buona performance hanno contribuito le esportazioni.
Queste ultime sono aumentate dell'11% circa, a quasi 4,9 miliardi di euro, mentre il mercato interno ha evidenziato un ulteriore pesante arretramento (-4,2%). E per il 2012 la maggioranza degli imprenditori (58,3%) teme un peggioramento.
A trainare la crescita è stato soprattutto il vestiario esterno, che ha messo a segno un +4,7%, ma anche il knitwear e l'abbigliamento in pelle proseguono il trend positivo avviatosi nel 2010: rispettivamente appaiono in crescita del +4,4% e del +9,2%. Anche la camiceria maschile ha registrato un lieve aumento portandosi a +1,9%. Nessuna buona notizia, invece, per il comparto delle cravatte, che nel corso del 2011 ha perso ulteriormente terreno (-2,6%).
Se da Pitti Immagine Uomo si attendono importanti indicazioni sul futuro della moda maschile, secondo la nota economica realizzata da Sistema Moda Italia per il salone, "il trend favorevole che ha caratterizzato la moda maschile nel 2011 dovrebbe assistere a una, per certi versi fisiologica, decelerazione dei ritmi di crescita, la cui entità risulta oggi, in un contesto macroeconomico profondamente incerto, oltremodo azzardato quantificare".
Sulla base dei risultati di un'indagine, condotta da Smi presso un campione di aziende di moda maschile, nel primo trimestre 2012 l'export ha visto ancora una crescita (+7,9% rispetto al primo trimestre dello scorso anno), mentre il fatturato realizzato all'interno dei confini nazionali è stazionario sui livelli dello stesso periodo 2011.
Sul fronte ordini, la raccolta dei primi tre mesi di quest'anno registra un incremento del 5,5% per quanto riguarda l'estero, mentre accusa già una flessione del 4,7% sul mercato italiano.
Il sentiment degli intervistati si divide tra un 41,7% che si aspetta una fase di stabilità e un 58,3% che teme, invece, un peggioramento. Come è prevedibile, dato lo scenario internazionale, saranno soprattutto le aree extra-UE, confermando quanto già accaduto nel 2011, le piazze più dinamiche e quindi più ricettive per il made in Italy al maschile (e non solo per questo settore), mentre Smi prevede che non mancheranno criticità sul fronte europeo, Italia compresa.
Un outlook supportato, se ce ne fosse bisogno, da un confronto tra i primi dati disponibili da due Paesi particolarmente importanti per i produttori di menswear nazionali, ovvero Francia e Stati Uniti. Sul mercato d'oltralpe, i dati relativi ai primi quattro mesi del 2012 evidenziano un rallentamento delle vendite di moda uomo, quantificabile in un -2,6% (che la nota di Smi definisce comunque "confortante" rispetto alla ben più pesante flessione del segmento femminile): da osservare che i multimarca indipendenti hanno, tuttavia, contenuto le perdite a -1,7% (dati IFM-Distribilan, giugno 2012). Andando oltreoceano, invece, le statistiche ufficiali dello US Census Bureau parlano di sell out dei "men's clothing store" in crescita: nel primo trimestre dell'anno si è assistito a un aumento del 5,5% rispetto al corrispondente periodo 2011, anche se, precisano, si tratta di dati provvisori e non destagionalizzati.
c.mo.
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