La moda visionaria di Walter van Beirendonck

Walter van Beirendonck ha sfilato nel settecentesco giardino appartenuto al nobiluomo inglese Stibbert, grande collezionista di armature che ha donato i manufatti e la villa alla città di Firenze. Su questa falsariga lo stilista ha rimaneggiato i sogni di un visionario attento alle forme innovative, ai materiali che sembrano plastica ma che si rivelano preziosissime sete in un ritorno alla natura, senza schemi predefiniti in un perenne inno alla libertà.
“Per quanto mi riguarda non esistono divisioni tra uomo e donna - afferma van Beirendonck - voglio denunciare la censura, coprire, scoprire, giocare con i materiali e le forme in cui maschi e femmine si sentano liberi di esprimere la proprie personalità”.
Hanno calcato la passerella giovani e biondi efebi con finte barbe verdi, pantaloni in pvc che si trasformano in trasparenti jeans da indossare sotto candidi corsetti alla Marie Antoinette che ammorbidiscono i fianchi di un uomo ermafrodita. Sulla schiena lunghe piume bianche o abeti in miniatura per colli a corolla. Prende, infatti, il sopravvento l’uomo della natura munito di copricapi foliage, un esplicito occhieggiare ai temi ecologici, in grado di camminare leggiadro con mocassini dal tacco a rocchetto.
E poi T-shirt ai raggi x, già proposte negli anni 60 da Elsa Schiaparelli, in un excursus iper tecnologico dedicato a materiali hi-tech e colori fluorescenti. Un total look che può sembrare, secondo lo stilista, estremizzato, ma che si rivela portabile estrapolando il singolo pezzo. Per finire maglioni con cappuccio burka, per un uomo che all’occorrenza è capace di nascondersi.
l.b.
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