La pelletteria made in Italy inizia ad accusare la crisi e chiede l’attenzione del Governo

Il settore della pelletteria made in Italy ha mostrato una buona resistenza alla crisi per tutto il 2008, chiusosi con un +1,68% nell’export. Tuttavia nei primi mesi del 2009 il calo generalizzato dei consumi ha cominciato a erodere il sell out anche di questo comparto. Il banco di prova sarà rappresentato da Mipel, il salone in calendario a Milano dal 16 al 19 settembre, per il quale già si prevede una leggera contrazione in termini di metri quadri espositivi.
È questo, in sintesi, il bilancio emerso alla recente assemblea dei soci dell’associazione di categoria Aimpes, che cura anche l’organizzazione della manifestazione milanese.
Durante l’incontro, Aimpes ha indicato le linee guida che dovrebbero orientare l’azione del Governo per sostenere e rilanciare la pelletteria made in Italy. Il primo punto è la competitività, da favorire anche attraverso politiche di defiscalizzazione del costo del lavoro, troppo alto da sostenere per le aziende del comparto.
Anche il credito appare poco accessibile per molte piccole imprese non in grado di soddisfare gli standard richiesti dalle banche per l’erogazione dei fondi: sarebbe necessario intervenire per adeguare questi standard alle reali possibilità delle ditte, in relazione alle necessità che le spingono a chiedere liquidità.
Sul versante del consumo, infine, la tutela delle nostre produzioni dovrebbe avvenire attraverso politiche di trasparenza, per valorizzare concretamente la qualità del “fatto in Italia” e offrire nel contempo al consumatore finale un’arma affidabile contro la truffa del falso: l’etichettatura d’origine, sia sulla provenienza di pellami e componenti, sia sui prodotti finiti.
e.a.
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