Lanvin annuncia l'ingresso di un socio di minoranza e apre a Shanghai

Novità per Lanvin: dopo una lunga ricerca, la griffe ha finalmente trovato un investitore di minoranza, del quale però non ha voluto rivelare il nome. Una boccata di ossigeno per una realtà che sta mettendo a punto nuovi progetti: recente l'avvio di una boutique presso il Plaza 66 di Shanghai.
Come riportano diversi media, la quota ceduta al misterioso acquirente (si dice che si tratti di una holding company europea a base familiare, intenzionata a un impegno a lungo termine) da parte della controllante di Lanvin, Arpège Sas, è pari al 12,5%. Già un anno fa sembrava che l'azionista di maggioranza, il magnate taiwanese Shaw-Lan Wang, stesse per cedere alle lusinghe della famiglia reale del Qatar, ma alla fine tutto si era risolto con un nulla di fatto.
L'iniezione di capitale servirà per alimentare il piano di ampliamento del retail network del brand, il cui ultimo tassello in ordine di tempo è stato l'opening di un monomarca di circa 290 metri quadri al Plaza 66 di Shanghai, in attesa che si alzi il sipario sulla vetrina di Singapore, all'interno dello shopping mall Ion Orchard, in scaletta per gennaio: lo spazio cinese accoglie l'intero universo di Lanvin, compreso il menswear, valorizzato da un layout che mescola suggestioni moderne con echi industriali, espressi per esempio negli scaffali d'acciaio, in modo da creare un contrasto con il parquet "Versailles style".
Come nel caso di Chanel, che a sua volta è pronto a inaugurare uno store nella capitale commerciale cinese (vedi fashionmagazine.it di oggi), l'intento è quello di comunicare il patrimonio storico del marchio, interpretandolo in chiave fresca e contemporanea, in sintonia con lo spirito delle collezioni: non a caso, il direttore stilistico Alber Elbaz ha voluto seguire personalmente il concept del negozio. Per il designer venerdì prossimo, 20 novembre, sarà una giornata speciale: riceverà infatti un'onorificenza dal sindaco di Parigi, grazie al suo contributo all'immagine della città come "fashion capital".
a.b.
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