L'assemblea generale Smi, tra riflessioni (Tronconi), progetti (Zegna) e appelli (Morandini)

Passaggio di consegne ufficiale all'assemblea generale di Smi. La presidenza va provvisoriamente da Paolo Zegna - chiamato in Confindustria a presidiare l'Internazionalizzazione - a Michele Tronconi (nella foto), attuale vice presidente vicario dell'associazione, il quale auspica che le sorti del tessile-abbigliamento restino in primo piano nei pensieri del presidente uscente. All'appuntamento milanese, focus sul comparto, con un occhio di riguardo alle piccole e medie imprese.
In attesa della prossima assemblea straordinaria dell'associazione, che in autunno individuerà la nuova presidenza, Tronconi ha fatto il punto della situazione collocando il settore nel contesto europeo (a lui ben noto, dal momento che è anche presidente di Euratex, l'omologa di Sistema Moda Italia in sede comunitaria). “Nonostante i due milioni e mezzo di occupati nell'Ue a 27 e un surplus commerciale di oltre 10 miliardi di euro in Paesi come l'Italia - ha spiegato - a Bruxelles il tessile-abbigliamento è considerato un 'fossile che cammina'”. Fa eccezione il commissario Ue Guenther Verheugen, come ha evidenziato Tronconi, tra i pochi a preoccuparsi che gli accordi commerciali risultino coerenti alle necessità dell'industria comunitaria. In sintonia con le esigenze delle imprese si è dimostrato invece l'onorevole Adolfo Urso, grande assente oggi all'assemblea, “per impegni di Governo”, che tramite un messaggio scritto ha elencato tra le priorità a supporto del settore la tutela dei marchi, la lotta alla contraffazione e i negoziati nell'ambito del Doha Round.
Intanto all'orizzonte si profilano nuove logiche industriali. “Conclusosi drammaticamente il capitolo della new economy, che si fondava sugli asset immateriali, si sta tornando alla fisicità dei beni tipici dell'economia reale - ha fatto osservare il vice presidente di Smi -. Cina e India stanno, infatti, innalzando la domanda delle commodity più elementari”. “Gli elevati costi del petrolio porteranno, inoltre, a ripensare alla convenienza di determinate scelte delocalizzative - ha aggiunto - mentre avranno sempre più un ruolo centrale la velocità di reazione al cambiamento dei gusti dei consumatori e gli investimenti in tecnologia (impiegata, per esempio, nell'automazione della confezione, ndr)”. In questo scenario l'Italia ha numerose chance per restare protagonista, puntando su quattro aspetti indicati da Tronconi: trasparenza, reciprocità, formazione e innovazione. Restano tuttavia da correggere due errori: “l'assenteismo” nelle fasi propositive dell'integrazione europea (a fronte di massicce richieste di adeguamento alle direttive comunitarie), e la mancanza di polso nel pretendere posti chiave.
Determinante, a supporto delle imprese, potrebbe essere il ruolo della nuova squadra di Confindustria. Una delle prossime mosse indicate da Zegna, chiamato dal neopresidente Emma Marcegaglia per seguire l'Internazionalizzazione, sarà continuare a far conoscere il made in Italy all'estero e trasmettere un'immagine positiva del Paese. “In quest'ottica, il tessile-abbigliamento è il migliore biglietto da visita”, ha anticipato Zegna. Parlando di continuità, rispetto alla traccia lasciata dalla presidenza Montezemolo, il dimissionario presidente di Smi ha poi reso noto di essere al lavoro per realizzare un calendario delle prossime missioni delle imprese italiane oltre frontiera, finalizzato a incontri “specialistici e mirati”.
Nel suo intervento Giuseppe Morandini, presidente della Piccola Industria in Confindustria, ha invece avanzato una serie di richieste al nuovo Esecutivo, che darebbero una boccata d'ossigeno alle aziende: tra queste, la detassazione delle spese di rappresentanza e la deduzione dei costi funzionali all'impresa (come quelli sostenuti per la partecipazione alle fiere di settore). Invocato, inoltre, l'intervento del Governo a livello di burocrazia e di fisco. La prima, pur non comparendo in bilancio, è un costo inestimabile: basti pensare che 40 adempimenti (come l'anti-incendio, la privacy, l'ambiente, la previdenza e la gestione dei rapporti di lavoro) si traducono in una spesa di circa 17 miliardi di euro l'anno per le imprese. Quanto al fisco, Morandini ha ricordato che la stessa Ocse ha riconosciuto il prelievo gravante sulle società italiane (il 76% sugli utili) come un record mondiale. Fondamentali, a suo parere, sarebbero dunque provvedimenti finalizzati alla deducibilità dell'Irap e all'eliminazione del costo del lavoro dalla base imponibile della medesima tassa.
e.f.
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