L’asta dei capolavori di Yves Saint Laurent scatena le polemiche

Dal 23 al 25 febbraio la collezione di opere d’arte di Yves Saint Laurent e Pierre Bergé viene messa all’asta da Christie’s presso il Grand Palais, a Parigi: l’essenza di una vita insieme, un patrimonio di inestimabile valore economico ma anche affettivo e culturale. E scoppia la polemica: fra i pezzi della raccolta, due antiche teste in bronzo cinesi di inestimabile valore, che uno stuolo di legali pronti a fare causa reclama.
Scomparso nel 2008, il grande couturier aveva lasciato la sua parte di questo tesoro alla Fondation Pierre Bergé-Yves Saint Laurent. Ora Bergé ha deciso di venderlo interamente e di creare una nuova fondazione, consacrata alla ricerca contro l’aids. Si tratta di una messe di opere d’arte di prestigio, 700 circa - fra cui quadri di valore di Picasso e Matisse, mobili Art Déco, argenteria del Seicento appartenuta a Luigi XIV - raccolte a partire dagli anni Settanta, quando il creatore e il suo compagno hanno iniziato ad avere successo.
Fra queste una testa di topo e una testa di coniglio, che un tempo facevano parte della Fontana dello Zodiaco del palazzo d’estate dell’imperatore Qianlong, saccheggiato e distrutto nel 1860 dai militari britannici e francesi. Ora, come si legge sul Corriere della Sera di oggi, quelle teste vengono reclamate da uno stuolo di avvocati cinesi, ben 85 legali capeggiati da Liu Yang, che intendono fare causa a chi possiede “patrimoni dello Stato ottenuti illegalmente”, spinti dal fatto che “Cina e Francia hanno firmato la convenzione Onu sulla restituzione delle opere d’arte trafugate”. Le voci, a quanto pare, non spaventano Christie’s, che avrebbe confermato al Corriere l’intenzione di battere i pezzi regolarmente. Forse, “direbbe il saggio”, sarebbe molto meglio che qualche ricco imprenditore si facesse promotore dell’acquisto delle due opere nel corso dell’asta (come è già avvenuto per cinque dei 12 animali della fontana), piuttosto che imbarcarsi in una lunga querelle legale.
c.me.
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