Le calzature scoprono le mezze stagioni

Le collezioni di scarpe non sono più presentate e consegnate nelle tempistiche usuali della primavera-estate e dell’autunno-inverno, ma sempre più "fuori stagione": a sostenerlo è una ricerca realizzata dall’Area Studi Diomedea per il salone Expo Riva Schuh.
Lo studio “Le calzature a doppia velocità. Il settore calzaturiero e i quick producers” mette infatti in evidenza un fenomeno che da qualche anno sembra farsi strada nel comparto: l’avanzata di collezioni veloci, adatte per gli ultimi acquisti, oppure presentate molto in anticipo per permettere alla grande distribuzione un maggior numero di mesi di programmazione. L’esito? Secondo l’analisi, le aziende progettano e producono sempre più a ciclo continuo e con sovrapposizioni costanti tra assortimento estivo e invernale.
L’indagine ha preso in considerazione, con questionari quantitativi e interviste qualitative, complessivamente circa 200 player italiani e stranieri, espositori della manifestazione fieristica di Riva Del Garda (che aprirà i battenti sabato), e oltre 800 visitatori (a cui si aggiungono le informazioni fornite da tutti gli accreditati online, per un totale di 7mila risposte).
Escludendo i riassortimenti, la ricerca evidenzia che il 25% delle calzature è venduto sulla base dei modelli “fuori stagione”, ovvero quelli sviluppati al di fuori delle tempistiche canoniche. Tenendo in considerazione la fascia di prezzo medio e medio-basso cui si rivolge la rassegna trentina, si stima che tale percentuale rappresenti circa 600 milioni di euro (prezzi retail di sell out) e 33,6 milioni di paia vendute sul mercato italiano. Si tratta di una quota di consumo interno di circa l’8% del totale, se misurato in valore, e del 17% se considerato sotto il profilo del numero di paia.
"Anche nel settore calzaturiero si sta affermando una logica simile a quella della fast fashion nell’abbigliamento – spiega Enrico Cietta, responsabile dell’Area Studi Diomedea e coordinatore della ricerca -. Si tratta della quick production, ovvero di una strategia che utilizza tempistiche creative ritardate, poiché si presentano minicollezioni più tardi, e tempistiche produttive accelerate, in quanto si produce dai 30 fino a un massimo di 60 giorni”. “La combinazione di questi due processi – conclude – consente al produttore di correggere la propria offerta e al distributore di integrare i propri acquisti con le ultime tendenze del mercato”.
a.t.
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