Le griffe del lusso scalano la classifica 100 Best Global Brand 2009

Nella classifica dei 100 Best Global Brand 2009 appena stilata da Interbrand le griffe del lusso/moda tengono o guadagnano posizioni. Fanno il loro ingresso due new entry del mondo fashion: Burberry e Polo Ralph Lauren. Ecco quanto valgono. “La classifica di quest’anno è il risultato di movimenti tellurici che hanno penalizzato soprattutto l’automotive e il finanziario - anticipa Manfredi Ricca, business director di Interbrand -. Al contrario il lusso ha sostanzialmente tenuto, malgrado anche in questo ambito le performance di business abbiano risentito della crisi”. Tra i marchi del lusso il più in alto nella classifica è ancora Louis Vuitton, che, pur perdendo un 2%, rimane saldamente in 16esima posizione con un valore di 21,12 miliardi di dollari, (contro i 21,602 del 2008). Segue in 41esima Gucci (che avanza nella lista dal 45esimo posto dello scorso anno, nonostante un calo dell’1%): il brand value della doppia G è stato calcolato in 8,182 miliardi di dollari contro gli 8,254 del 2008. Al 59esimo gradino (era al 60esimo) troviamo Chanel, con un valore di 6,040 miliardi di dollari, in discesa di cinque punti percentuali. In 70esima posizione ecco Hermès, che registra una crescita dell’1% del brand value, oggi pari a 4,598 miliardi di dollari. Più in basso, troviamo Prada: in 87esima posizione, ma proveniente dalla 91esima, la griffe vale oggi secondo Interbrand 3,530 miliardi di dollari, ovvero il 2% in meno dell’anno scorso. Rientrato nella top 100 lo scorso anno, Armani passa ora all’87esimo posto (era al 94esimo): la firma di Re Giorgio è valutata 3,303 miliardi di dollari, il 6% in meno dello scorso anno. Sempre in ambito lusso, da segnalare Rolex, 68esimo, quindi Tiffany, 76esimo, che scavalca Cartier, 77esimo: l’anno scorso erano rispettivamente 71esimo, 80esimo e 79esimo. “Le griffe presenti nella nostra top 100 sono quasi tutte accomunate dal fatto di avere saputo gestire con estrema oculatezza il proprio brand, anche a scapito dei risultati immediati - spiega il business director di Interbrand -. Il nome tiene bene laddove c’è davvero l’eccellenza del savoir faire: insomma si assiste a un ritorno al lusso nel senso vero nel termine. Una delle carte vincenti per preservare il valore del marchio sarà, per esempio, un utilizzo sempre più attento della brand extension”. I fattori strategici vincenti sono dunque sempre di più il focus sui prodotti core, per proteggere l’esclusività del proprio nome, un heritage di autentiticità che viene da lontano e il controllo della rete retail: “Le migliori performance sono realizzate nei monomarca, veri e propri templi dove si celebra la cerimonia dell’acquisto di lusso” assicura Ricca. La classifica di Interbrand conferma il modello a clessidra del mercato che premia o le griffe dell’eccellenza o, all’opposto, il low cost: entrato clamorosamente in classifica lo scorso anno in 22esima posizione, H&M passa in 21esima con un brand value valutato 15,375 miliardi di dollari, in crescita dell’11%. Nella hit parade sale anche Zara, al 50esimo posto dal 62esimo, grazie a un incremento del valore dell’insegna del 14% a 6,789 miliardi di dollari. In discesa, invece, Gap che passa dal 77esimo al 78esimo posto: il suo valore, pari a 3,922 miliardi di dollari, cala del 10%. Buone performance anche dei giganti dello sport, con Nike (+4% a 13,179 miliardi di dollari, 26esimo posto), Adidas (+6% a 5,397 miliardi di dollari, 62esimo) e la new entry Puma in 97esima posizione con un brand value di 3,154 miliardi di dollari. Al 98esimo e 99esimo posto, infine, due nuovi ingressi squisitamente fashion: Burberry, con un valore di 3,095 miliardi di dollari, e Polo Ralph Lauren, a 3,094 miliardi di dollari. c.mo.
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