Le prime indicazioni dalle passerelle e le aspettative dei buyer

Il ritorno alle proprie radici e la grande attenzione alla qualità sono i leit motiv di queste prime giornate di Milano Moda Uomo: collezioni coerenti con il dna dei singoli brand da Dolce & Gabbana a Missoni, da Burberry Prorsum a C.P. Company, da Carlo Pignatelli Outside a Prada. Compratori fiduciosi, malgrado il momento difficile.
“Vorrei vedere in passerella un uomo raffinato, contemporaneo, senza eccessi e con un accattivante ‘margine di errore’ nel look”, dice Beppe Angiolini presidente della Camera Italiana dei Buyer della Moda e titolare dei negozi Sugar ad Arezzo . “Il momento di certo non induce all’ottimismo - aggiunge il dettagliante toscano - ma bisogna comunque essere positivi e continuare a svolgere il proprio lavoro al meglio, senza abbandonare la ricerca pure di prodotti particolari, di nicchia, che diano un tocco di diversità all’offerta”.
In tema di ordini l’imperativo è grande attenzione. “Inoltre - precisa Angiolini - è obbligatorio valutare al meglio capi e accessori considerando il modificato atteggiamento dei consumatori, che oggi comperano in modo più saggio e ponderato”.
Infine è indispensabile che le aziende dedichino particolare attenzione al contenimento dei prezzi: “Non solo - conclude Angiolini - si devono rivedere un po’ i vari meccanismi del sistema moda: credo che tutti dovremmo fare un passo indietro per poi farne uno più ampio avanti quando sarà il momento”.
Una pausa di riflessione che dovrebbe riguardare anche il modo di proporre le collezioni: “A eccezione delle sfilate dei creatori - racconta Michele Giglio delle boutique Giglio di Palermo - credo che il resto dei marchi dovrebbe optare per le presentazioni statiche che permettono di toccare i materiali e di soffermarsi sui dettagli”.
“Invece sul fronte dei contenuti mi aspetto da Milano tanta creatività che induca i clienti a fermarsi davanti alle vetrine, ad entrare in negozio e ad acquistare - puntualizza l’imprenditore siciliano -. E per i budget le aziende non possono attendersi gli stessi quantitativi dello scorso anno, sicuramente saranno ribassati, ma sono certo ne siano consapevoli”.
Concretezza e sostanza sono asupicate anche da Roberto Trapani dei negozi Vertice e Mondo a Torino: “ Gli stilisti devono puntare su ricerca estetica e prezzi concorrenziali - sottolinea il commerciante -. Ovvero devono investire di più sul prodotto, senza però rinunciare alla pubblicità e a tutto ciò che contribuisce a spiegare le collezioni alla gente, che ormai fatica a comprendere la differenza tra un capo griffato e quelli di Zara”.
A livello internazionale gli americani continuano a considerare un non plus ultra il made in Italy: “La situazione non è per nulla facile, ma Saks Fifth Avenue è comunque ben predisposto nei confronti di Milano - dice Anne Marie Paltsou portavoce della nota catena di department store -. Siamo alla ricerca di capi con un contenuto moda non eccessivo, che durino nel tempo e con un valido rapporto prezzo-qualità”.
Infine un accorato appello arriva da un noto retailer ucraino Hélèn Marlèn: “Stilisti e aziende devono smettere di considerarci un mercato da ‘spremere’ sempre più - lamenta Maurizio Aschero, coo del gruppo - Ci siamo stancati di essere considerati come il Paese di Bengodi che deve controbilanciare le perdite subite dai produttori nelle altre nazioni. I tempi d’oro sono finiti e non possiamo più farci prendere per il collo da manager poco professionali (non tutti, ma molti) che cercano di imporci budget sempre più elevati”.
e.c. e c.mo.
stats