Le riflessioni di Indicam sulla crisi e il circolo vizioso contraffazione-recessione

Un incontro organizzato ieri da Indicam (Istituto di Centromarca per la lotta alla contraffazione) è stato l'occasione, oltre che per riflettere sulla nuova legge 99/09, anche per valutare alcuni rischi della crisi, come l'innesco di un circolo vizioso di contraffazione e recessione, dove gli imprenditori stessi non sembrano esenti da responsabilità. Presentato anche l'Osservatorio europeo su contraffazione e pirateria, di recente costituzione in sede Ue.
A proposito della legge 99 (vedi anche fashionmazine.it di ieri), il presidente di Indicam, Carlo Guglielmi, ha ricordato il continuo confronto fra l'istituto e l'amministrazione sulle versioni di volta in volta discusse in Parlamento. La normativa è stata giudicata inferiore alle attese da Indicam, soprattutto per l'esclusione di strumenti d'indagine “potenti” e per le ambiguità introdotte nelle “condizioni di punibilità”. Criticata, inoltre, la “perdurante confusione” a livello legislativo (comprese le nuove regole) tra lotta alla contraffazione e tutela del made in Italy che, secondo Guglielmi, “finisce per rendere un pessimo servizio sull'uno e sull'altro fronte”.
Al convegno di ieri, Alvydas Stancikas ha presentato il neocostituito Osservatorio su contraffazione e pirateria della Commissione europea, di cui è capo unità. Negli intenti della Commissione, l'Osservatorio sarà il principale strumento comunitario per “consentire di ottenere dai dati, che i settori pubblico e privato vorranno trasmettere, una valutazione periodica della portata della contraffazione e della pirateria, nonché un'analisi più precisa di tali fenomeni”. Ma il ruolo di tale organismo è destinato ad ampliarsi per diventare una piattaforma dove i rappresentanti delle autorità nazionali e le parti in causa (come gli imprenditori e i consumatori), possano scambiare idee e competenze a livello di best practices, elaborare strategie comuni di tutela e formulare raccomandazioni indirizzate ai responsabili politici.
Tra gli intervenuti alla tavola rotonda moderata dal giornalista Oscar Giannino, l'economista Marco Fortis ha fatto notare come la contraffazione abbia inizialmente investito soprattutto la moda, ma via via si sia estesa a categorie sempre più vaste di prodotti, dai video agli alimentari, dai tabacchi ai farmaci fino ai più recenti lucchetti e coltelli da cucina, spacciati per made in Italy in realtà cinesi (in questi due settori l'Italia è primo produttore europeo).
Secondo il Wto contraffazione e pirateria rappresentano ormai il 10% degli scambi mondiali. Inoltre, nel periodo 2002-2008, sarebbero salite dal 20 al 36% del prodotto planetario, come ha riferito Giannino. Secondo Fortis si tratta di cifre non del tutto precise, che vanno riviste probabilmente al ribasso. In più, andrebbe ridimensionato il peso dell'Italia nel ruolo di produttore di falsi: molto di quanto arriva nel nostro Paese è cinese, così come l'80% dei sequestri alle dogane Usa.
”Una quota di responsabilità l'abbiamo anche noi imprenditori, gli stessi che subiscono la contraffazione - ha, tuttavia, lamentato Guglielmi -. Per inerzia, per avarizia e mancanza di visione, sono veramente poche le aziende che si dotano di strumenti per difendersi”. E ha aggiunto: “Si tratta anche di un problema culturale: si investe in innovazione e non nella sua difesa, forse anche perché si ritiene non inaccettabile l'economia della copia”. A questa responsabilità “per omissione”, con la crisi se ne sta aggiungendo un'altra: quella delle aziende che scelgono, per far quadrare i conti, di operare, con lavoro e provviste in nero. “Di fatto - ha sottolineato Guglielmi - penalizzano i concorrenti come gli stessi contraffattori, alimentano il fenomeno e diffondono la contagiosa cultura dell'illegalità”. In ciò giocano un ruolo chiave le associazioni degli imprenditori ma anche il dotarsi di un codice di comportamento e di controlli “sociali”, come ha indicato Ivanhoe Lo Bello, presidente di Confindustria Sicilia, premiato ieri da Indicam per la sua attività di tutela “attiva” della legalità.
e.f.
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