Le valutazioni del fashion-system sulle proposte di Scajola

Positive le valutazioni del fashion-system italiano sulle prime risposte ricevute del Governo. Ma i rappresentanti degli industriali, degli artigiani e dei lavoratori richiamano l'attenzione su temi urgenti quali l’accesso reale al credito e la tutela dell’occupazione.
Le rappresentanze imprenditoriali e sindacali dell’intera filiera produttiva italiana del tessile-abbigliamento-pelli-cuoio-calzature-occhiali (oltre a Smi, un lungo elenco di sigle che va da Anci ad Aimpes, da Anfao a Tessilivari, fino a Claai, Federazione Moda Confartigianato, Settore Moda Casartigiani, Cna Federmoda,Filtea-Cgil, Uilta-Uil e Femca-Cisl) si sono riunite a Milano, presso la sede di Sistema Moda Italia, per una valutazione unitaria delle proposte avanzate lo scorso 19 marzo dal ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola (vedi fashionmagazine.it del 20 marzo).
Tutti i partecipanti si sono trovati d’accordo nel ritenere utili le prime parziali risposte ricevute e positiva l’attenzione dedicata alle proposte contenute nel documento unitario di politica industriale (vedi fashionmagazine.it del 24 novembre 2008).
Il settore tessile-moda, in particolare, ha apprezzato provvedimenti quali il riconoscimento, mediante una semplice circolare ministeriale, dei costi per la realizzazione dei campionari tra quelli che possono usufruire del credito d’imposta in quanto assimilati ai costi di ricerca e innovazione, così come l’impegno, da parte del Ministero, a sostenere attraverso un apposito fondo di 50 milioni di euro i prodotti certificati dal punto di vista della tutela della salute e dell’ambiente e lo stanziamento di 120 milioni di euro per aiutare le aziende ad affrontare i costi previsti dal regolamento Reach sull’utilizzo delle sostanze chimiche. Tutti gli intervenuti hanno anche sottolineato la necessità che dalla enunciazione si passi rapidamente all’attuazione di queste misure.
Nello stesso tempo, tuttavia, i rappresentanti degli industriali, degli artigiani e dei lavoratori hanno rilevato la totale assenza di risposte sul versante dell’occupazione, soprattutto quella femminile. E tra i rischi che più preoccupano gli imprenditori c’è proprio il fatto che gli effetti della crisi possano portare irrimediabilmente fuori dal mercato una parte significativa della filiera, aziende e risorse che in larga misura potrebbero non rientrare più nel sistema produttivo al momento della tanto auspicata ripresa.
Per questo è stata ribadita con forza l’estrema urgenza dell’ampliamento degli ammortizzatori sociali e degli interventi a sostegno dell’occupazione femminile, oltre che la necessità di certezze circa l’effettiva e rapida realizzazione delle misure per l’innovazione, le politiche industriali e il credito, al fine di assicurare flussi regolari di finanziamenti alle imprese. In una lettera inviata a Scajola il settore ha chiesto quindi di avviare con tempestività il confronto con gli altri ministeri competenti, in particolare quelli del Welfare, delle Pari Opportunità e del Tesoro.
c.mo.
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