Lettera aperta di Soldini (Anci): "La Commissione Europea non ci tutela abbastanza"

Grido di allarme di Rossano Soldini, al vertice dell'Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani, sulle importazioni di scarpe dalla Cina all'Unione Europea: nei primi sette mesi di quest'anno si è registrato un balzo in avanti in volume del 525% relativamente alle 32 voci doganali con tomaio in pelle. E il Commissario Mandelson, secondo Soldini, dovrebbe fare molto di più.
"Nel corso di un recente incontro con il Commissario Peter Mandelson presso l’Aspen Institute - dice Rossano Soldini in una lettera aperta - ho ribadito, a nome dell’Associazione Nazionale Calzaturifici Italiani che presiedo, la necessità di fare arrivare rapidamente in porto sia le procedure antidumping europee verso le calzature in pelle importate da Cina e Vietnam, sia l’obbligatorietà del marchio di origine per i prodotti extra-UE". Se da un lato il presidente di Anci dichiara di apprezzare l'appoggio "di uno schieramento bipartisan a livello politico, imprenditoriale e sindacale", dall'altro è rammaricato per l'atteggiamento di Mandelson, considerato sfuggente e foriero di una rinuncia dell’Europa a forti azioni di difesa del proprio comparto manifatturiero, a favore degli interessi economici delle lobby dei commercianti e degli importatori.
La situazione del settore calzaturiero, nel nostro Paese ma anche nel Vecchio Continente, peggiora di giorno in giorno. "Eloquenti sono i dati forniti proprio dalla Commissione Europea sul monitoraggio ex-post dell'import UE dalla Repubblica Popolare relativamente alle calzature uscite dalle quote il primo gennaio 2005 - informa Soldini -. Si parla di un balzo in avanti del 525% in media in volume nei primi sette mesi di quest'anno per le 32 voci doganali con tomaio in pelle, con un prezzo medio al paio (che già partiva da livelli assai bassi) sceso del 27%". Le stime sul primo semestre del 2005, sempre con riferimento a queste 32 voci, indicano un ulteriore decremento (pari al 15% in più rispetto all'analogo periodo 2004) della produzione del nostro Paese.
"Le aziende italiane non temono la competizione - conclude il presidente di Anci - perché da sempre hanno dovuto affrontare la concorrenza di altri produttori, tra cui il Brasile e i Paesi asiatici. Nulla possono però contro chi, praticando il dumping, ricorre a pratiche sleali, con la compiacenza di una Commissione Europea che dimostra di essere sempre più lontana dagli interessi reali delle proprie imprese e dei propri cittadini/consumatori".
a.b.
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