Levi Strauss: prosegue la chiusura di impianti produttivi con il licenziamento di 1.980 dipendenti

Prosegue con il licenziamento di circa 2.000 dipendenti il cammino di Levi’s Strauss verso la dismissione di tutti gli impianti produttivi. È prevista per la fine dell’anno la chiusura degli stabilimenti deputati alla cucitura e al finissaggio di San Antonio, gli ultimi operativi negli Stati Uniti, mentre entro marzo 2004 si provvederà allo smantellamento delle tre fabbriche ancora attive in Canada, a Edmonton, Stoney Creek e Brantford.
Sommando agli 800 dipendenti di San Antonio i 1.180 impiegati canadesi che dovranno abbandonare il posto di lavoro entro la primavera del prossimo anno, si raggiunge un totale di 1.980 unità, il 16 per cento circa della forza lavoro dell’azienda statunitense. Un numero che si somma ai 3.600 lasciati a casa lo scorso anno negli Stati Uniti, più i 350 statunitensi e i 300 europei licenziati all’inizio di questo mese di settembre.
Come ha spiegato il chief executive officer di Levi’s, Phil Marineau, “operiamo nell’ambito di un’industria altamente competitiva e siamo una delle ultime compagnie ancora in possesso di impianti manufatturieri in Nord America”. E ha proseguito: “Per poter rimanere competitivi, è necessario che ci concentriamo sul design e lo sviluppo del prodotto, sulle vendite, il marketing e sul rapporto con la rete vendita”. Ora le operazioni svolte presso gli impianti in questione confluiranno nel network globale di approvvigionamento della società, che ha come punto di riferimento i Paesi dell’America Latina e l’Asia.
Nel secondo trimestre di quest’anno, chiuso al 25 maggio, l’azienda ha registrato perdite nette per 13,4 milioni di dollari rispetto alle perdite di 76 milioni di dollari nell’analogo periodo dell’anno precedente. Le vendite, invece, sono cresciute dell’1 per cento a un totale di 930 milioni di dollari, in discesa del 5 per cento a parità di valuta.”Per il momento – precisano dalla sede europea di Bruxelles – non si prevedono ulteriori dismissioni. Come sempre, si tratta di decisioni strettamente legate all’andamento del business e alla nostra capacità di utilizzare a pieno i nostri impianti”. Ora al gigante americano del jeanswear restano otto stabilimenti in totale, di cui 6 nella divisione Europa, Middle East e Africa, e due nella divisione Asia Pacifico.
c.me.
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