Levi’s: primo trimestre in ripresa

Lasciato alle spalle un esercizio fiscale "da dimenticare", Levi Strauss & Co. archivia il primo trimestre con vendite in recupero e minori perdite. I risultati hanno sorpreso anche il ceo Phil Marineau, che ha spiegato la ripresa con le buone performance del brand Levi Strauss Signature e con l’estrema reattività dell’area di mercato Asia-Pacifico.
Le vendite nette trimestrali del colosso del jeanswear sono salite a 962 milioni di dollari, in rialzo del 9,7% (+3,5% a parità di tassi di cambio). I profitti lordi, pari a 408 milioni di dollari, hanno evidenziato inoltre un incremento del 13,3%. Il reddito operativo, invece, è sceso a 61 milioni di dollari, dai 66 milioni del primo trimestre del 2003, principalmente a causa dei maggiori oneri di ristrutturazione imputati al periodo in esame. In calo le perdite nette, che sono scese a 2 milioni di dollari dai precedenti 58 milioni, grazie a maggiori margini di profitto, a minori spese non operative e a un minore prelievo fiscale.
“L’andamento del primo trimestre è il riflesso delle strategie attuate lo scorso anno, tra le quali l’ingresso sul mass-channel, la riduzione dei costi di produzione e la riorganizzazione dei business statunitense ed europeo. Tuttavia c'è ancora molto da fare”, ha commentato Marineau. I “temi caldi”, secondo il ceo, restano l’andamento dei brand Levi’s e Dockers negli Usa e in Europa. Confidando nelle nuove campagne pubblicitarie, Marineau ha ricordato che, avvalendosi della consulenza di Alvarez & Marsal, la società sta valutando nuove opportunità per far progredire il business, ridurre i costi e aumentare il cash flow. In quest’ottica, come anticipato dal chief financial officer Jim Fogarty, la società di San Francisco ha in programma di tagliare 275 posti di lavoro in Nord America a partire dal prossimo mese.
e.f.
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