Levi's: profitti in calo dell'84% nel 2002

Il gigante del jeans made in Usa Levi Strauss&Co ha subito un netto calo dei profitti, sia per il quarto trimestre sia per l'intero anno fiscale. Grazie a tagli nei costi, alla stabilizzazione nelle vendite del secondo semestre 2002 e alla riduzione del debito, la ripresa potrebbe iniziare già dal 2003.
Nel trimestre che si è chiuso il 24 dicembre scorso le vendite di Levi's sono salite del 2% a 1,26 miliardi di dollari, ma l'utile netto è caduto del 29% a 45 milioni di dollari (-13% se si escludono gli oneri di ristrutturazione). Il giro d'affari per l'intero anno, in discesa del 3%, ha totalizzato 4,13 miliardi di dollari, mentre i profitti netti sono crollati dell'84% a 25 milioni di dollari (-24% se si escludono gli oneri relativi alla chiusura di alcuni impianti negli Usa e in Scozia e dei costi relativi al ridimensionamento del personale). Il debito 2002 è diminuito a 100 milioni di dollari.
Il gruppo con sede a San Francisco ha iniziato un programma di ristrutturazione nel 1997, che ha previsto l'abbandono della produzione diretta, la chiusura di sei stabilimenti e il taglio di oltre 3.000 posti di lavoro. Il mercato su cui intende concentrarsi, puntando su diverse fasce di prezzo, è quello dei prodotti donna, ora in forte accelerazione. Levi's, che a novembre ha annunciato il progetto di entrare nel "mass channel", quindi di ampliare i propri presupposti, la prossima estate distribuirà la linea a basso prezzo Levi Strauss Signature nei supermercati Wal-Mart degli Stati Uniti. Il lancio della collezione Levi’s Type 1 è in calendario per questa primavera.
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