L’export del tessile-abbigliamento cinese tocca quota 8,2 miliardi di euro

Le esportazioni made in China hanno continuato a guadagnare posizioni in gennaio, spingendo l’avanzo di bilancio commerciale cinese a numeri record. Crescono parallelamente i malumori di quei Paesi che da tempo lamentano l’eccessiva svalutazione della moneta cinese.
Stando alle cifre della General Administration of Customs riportate dal sito ufficiale del governo China Internet Information Center, l’avanzo di bilancio commerciale cinese è arrivato a quasi 6,5 miliardi di dollari (4,97 miliardi di euro) nel primo mese dell’anno, a causa di un aumento delle esportazioni del 42%, a quota 50,8 miliardi di euro.
Le importazioni sono aumentate del 24%, toccando i 44,3 miliardi di dollari. L’export dello scorso mese verso l’Unione Europea è balzato del 36,4% (15,9 miliardi di dollari), quello verso gli Usa del 30,8% (14,3 milioni di dollari), mentre quello verso il Giappone del 28,4% (12,9 milioni di euro).
Secondo l’agenzia di stampa Bloomberg, le esportazioni cinesi di abbigliamento sono aumentate del 26% (5,3 miliardi di dollari), quelle del tessile del 35% (2,9 miliardi di dollari), mentre quelle di macchinari e tecnologie hi-tech rispettivamente del 34% (9,8 miliardi di dollari) e del 38% (13,3 miliardi di dollari).
Paesi come gli Usa, Europa e Giappone stanno chiedendo alle autorità monetarie cinesi di rivedere il regime di cambio: quella cinese è infatti una moneta eccessivamente “sottovalutata”, che consente di esportare sottocosto, distruggendo così posti di lavoro nelle industrie tessili locali.
China Internet ha invece puntualizzato che la forte crescita della Repubblica Popolare dovrebbe portare a un incremento della domanda di materie prime, con conseguente bilanciamento dell’interscambio.
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