L’industria cosmetica si conferma tra i settori di punta del made in Italy

Ieri, in occasione della trentasettesima assemblea annuale di Unipro, l’associazione che riunisce più di 500 aziende cosmetiche italiane, il presidente Alberto Donati ha presentato le tendenze in atto in questo importante settore del made in Italy.
“Da tre anni lo scenario economico è profondamente cambiato - ha affermato Donati durante l’assemblea, tenutasi a Palazzo Visconti a Milano – fare impresa è diventato sempre più difficile e complicato. Il quadro macro-economico e la congiuntura politica internazionale hanno influito sul rallentamento dei tassi di crescita del settore rispetto agli anni precedenti”.
L‘aumento dello scorso anno, in termini di mercato, è stato pari a +3,8% con un volume di 8.316 milioni di euro. In particolar modo è stato sottolineato come l’apprezzamento dell’euro sul dollaro abbia inciso negativamente sulle esportazioni che, come ovvia conseguenza, hanno registrato, nel 2003, una flessione di 2,2 punti percentuali.
“Parecchi i fattori che incidono sulla situazione economica attuale.” – ha aggiunto Donati – “basti pensare all’enorme problema della contraffazione dei prodotti in Cina e alla capacità di reazione avuta dagli Stati Uniti dopo il fatidico 11 settembre.”
E’ stato infatti rilevato, nel corso della conferenza, come Usa e Cina stabiliscano, ormai da troppo tempo, i protocolli economici internazionali mentre l’Europa rimane a guardare e, come occorrano quindi forti incrementi negli investimenti e nelle infrastrutture e un allargamento verso il mercato globale.
Nello specifico, è stato messo in luce come, in Italia, le strategie d’investimento delle aziende si stiano pian piano adattando ai nuovi orientamenti dei consumatori che implicano una maggiore qualità dei prodotti e, soprattutto, una personalizzazione degli stessi.
È in corso, infatti, un notevole processo di razionalizzazione dell’offerta e della domanda, con particolari differenze all’interno dello stesso canale e della stessa categoria di prodotto.
È stato interessante notare come, analizzando le performance di ogni singolo canale, proprio la profumeria abbia subito un rallentamento dei consumi nonostante il dato positivo del 2003 (+1,2%) mentre, lo spostamento dei consumi verso i canali di massa abbia fatto registrare, un aumento dell’8,8% nella Grande Distribuzione Organizzata.
L’anno conclusosi sembra quindi aver rafforzato la situazione di altri canali, specie quelli più innovativi, come la farmacia e l’erboristeria, a conferma di opzioni d’acquisto sempre più particolareggiate.
L’erboristeria, soprattutto, sembra essere stato il segmento maggiormente preparato ad una domanda molto attenta al benessere fisico e alla spesa come, al contrario, canali professionali quali centri estetici e parrucchieri hanno registrato una crescita media pari solo allo 0,2% con valori di poco superiori ai 580 milioni di euro.
L’incontro si è concluso con un accento posto sul fenomeno, forse più interessante in termini di dinamiche, della cosmesi maschile, dove saponi, schiume e gel da barba hanno avuto un incremento del 3,5% e dove le creme per trattamenti specifici, addirittura un’impennata pari al +53,4% delle vendite.
Il 2003 ha visto quindi un’evoluzione seppur molto instabile del mercato, con situazioni alquanto differenti da Paese a Paese, e, come rivela l’organizzazione europea che raggruppa le Associazioni nazionali di categoria (Colipa) vi sono, per l’anno a venire, confortanti segnali di ripresa.
d.p.
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