Lineapelle: un’edizione meno brillante del solito

Ieri a Bologna si è chiusa Lineapelle, rassegna dei materiali per la moda che ha portato in scena le collezioni per l’estate 2005. Purtroppo il ritorno commerciale delle tre giornate di fiera non è stato all’altezza delle novità portate dai quasi 1.500 espositori.
”Abbiamo registrato una affluenza minore rispetto al solito, sia tra i clienti, in particolare orientali e americani, sia tra gli altri operatori che abitualmente visitano Lineapelle”, ha detto a fashionmagazine.it Giuseppe Volpi dell’omonimo gruppo conciario di Ponte a Egola, che viaggia sui 40 milioni di euro di fatturato annuo, ripartito tra cuoio da suola e pellame al vegetale per alcune delle migliori griffe internazionali. “Si è creata una sorta di psicosi tra la clientela – ha aggiunto - che la porta a considerare costose le pelli italiane: di certo, il rapporto euro-dollaro determina un problema di prezzi per i nostri articoli e anche il leggero riequilibrio degli ultimi giorni non è sufficiente per migliorare la competitività”.
In assenza di dati ufficiali sugli ingressi da parte degli organizzatori, bisogna affidarsi alla sensazione per quanto riguarda l’affluenza: a parte la seconda giornata, con stand affollati, la prima e l’ultima hanno mostrato un flusso di visitatori non brillante. “I nostri clienti importanti sono venuti tutti, ma certamente è stata un’edizione con meno gente del solito”, ha confermato Luigi Faglia della conceria Abip di Brescia, specializzata in vitelli di alta qualità.
Sulla ridotta presenza di asiatici potrebbe aver influito l’anticipo di una settimana da parte di Lineapelle, che ha determinato un solo mese di distanza con Aplf di Hong Kong, il principale salone del settore nel Far East, tenutosi a fine marzo, che ha visto un notevole fermento da parte dei manifatturieri locali. Tant’è che ha riscosso un notevole interesse anche il convegno organizzato ieri da Lineapelle sulle esigenze, attuali e future, dei consumatori cinesi. Ma una fiera sottotono è soprattutto la conferma che la congiuntura negativa dell’intera filiera non è stata ancora invertita.
a.m.
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