L'intesa con Ittierre e le partnership di qualità sono le leve del rilancio di Fiorucci

Nuove alleanze, produzione quasi esclusivamente made in Italy, upgrading del prodotto: gli ingredienti del rilancio di Fiorucci sono tanti e miscelati con grande accortezza. Strategica la licenza con Ittierre per il womenswear, che comincia a dare i frutti attesi. Sono 200 i negozi in Italia che distribuiscono la collezione, compresa la capsule con Naomi Campbell, e la previsione è di arrivare a un fatturato di 10 milioni di euro nel 2013.
Ne parla a fashionmagazine.it il direttore generale di Fiorucci Design Company, Edouard Obringer: "Fiorucci vive una nuova era che ha portato in primo piano il riposizionamento del core, rappresentato dall'abbigliamento e dell'accessorio donna. In questo senso l'alleanza con Ittierre è determinante. Così come è importantissima la capsule realizzata in collaborazione con Naomi Campbell, che ha raccolto molti consensi presso i dettaglianti. Al punto che la liaison, partita con la primavera-estate 2012, proseguirà anche con l'inverno successivo e, oltre ai capi in denim e alle T-shirt, si arricchirà a comprendere vestitini da sera, accessori e calzature".
Oggi il womenswear di Fiorucci ha una nuova immagine, meno da ragazzina, idonea a inserirsi nelle jeanserie evolute e nelle boutique dedicate alle prime linee giovani. "Si tratta di una fascia di mercato dove c'è ancora spazio soprattutto per brand come il nostro, che identificano un progetto ‘democratico' - chiarisce Obringer -. Basti pensare che un jeans di Naomi Campbell costa circa 139 euro sell out". "La cosa più bella comunque è rivedere il marchio nelle vetrine giuste ", puntualizza il manager, che mira a raggiungere in tandem con Ittierre vendite per 10 milioni di euro in Europa entro il 2013. Una sfida grandissima per il marchio di proprietà del gruppo giapponese Edwin International che nel 2010, a livello globale, ha totalizzato un giro di affari di 46 milioni di euro, comprese le master licence di Sud America e Asia.
A proposito delle varie declinazioni della label, Obringer sottolinea l'importanza delle partnership con i licenziatari e non solo, che vanno proprio in direzione dell'upgrading del prodotto e che mirano a costruire un mondo completo legato a Fiorucci e al suo dna. Un universo che troverà posto nei 18 corner che si apriranno in Lombardia entro il prossimo dicembre a cura di Fiorucci Design Office, e che successivamente sfocerà in un progetto retail di cui al momento Obringer non rivela nulla. "Vedrete a dicembre", anticipa con fare sibillino.
Molti e significativi gli alleati di Fiorucci in questa impresa. Per fare alcuni esempi, si va da Fashion Cube per le calzature femminili a Binda, con cui è nato il progetto di grande successo degli orologi Hip Hop, dal nuovo accordo con Eyevit Distribuzione per gli occhiali a Volpi per le borse, fino all'intesa molto importante con Manifatture Daddato per il childrenswear, che va avanti da cinque stagioni e che oggi genera un turnover di 2 milioni e mezzo. Quali dunque le prospettive per il futuro? "Per ora - risponde Obringer - ci concentriamo sulla sfida con Ittierre e poi valuteremo se crescere con l'uomo, che al momento identifica solo un'offerta di T-shirt, e con la sfera del design e della casa".
c.me.
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