Lo stile secondo un'indagine di Mannheimer presentata oggi a Milano

Lo stile non è più un concetto elitario, ma un fenomeno di massa connesso alla capacità di sapersi adattare a ogni situazione, piuttosto che al seguire regole imposte. Ad affermarlo è Renato Mannheimer, che per Moët & Chandon ha condotto una ricerca articolata su due fronti: una parte qualitativa attraverso interviste a opinion leader e una quantitativa, elaborata su un campione rappresentativo della popolazione adulta italiana.
"Stile è un termine ricco di significati, ma di non facile definizione - ha detto Alessandra Ghelardoni di Ispo Allaxia, società di cui Mannheimer è presidente, spiegando i risultati dell'indagine condotta su un panel di personaggi qualificati come Mario Boselli, Giampaolo Fabbris e Beppe Modenese -. Non si tratta di un segno estetico/formale e non è neppure identificabile con la buona educazione o la classe o ancora l'eleganza, anche se questi elementi, quando c'è stile, non mancano mai. E' piuttosto un tocco di originalità nell'interpretare i codici sociali, in modo del tutto personale e attraverso un'ottica nuova".
Non è dunque una manifestazione occasionale, bensì un pensiero, una filosofia che impronta comportamenti, modi e scelte estetiche: è il fil rouge che racconta la propria personale visione della vita. "Da qui nasce il nesso tra stile e moda, vista non come semplice creazione di abiti, ma anche come costume e storia - ha continuato Ghelardoni -. Pensiero, ricerca, cultura, senso del bello, sensibilità e genialità interpretativa rappresentano il mix di elementi che, da sempre, contraddistinguono la moda quando questa si fa stile".
A confermare i risultati emersi dalle interviste fatte agli opinion leader è stata anche l'indagine quantitativa condotta su un campione di 5.000 persone, secondo cui avere stile non necessariamente coincide con l'essere alla moda e tantomeno viene associato alle categorie dell'apparire. Il 67% degli interpellati lo definisce come la capacità di sapersi adattare a ogni circostanza della vita quotidiana, mentre per il 55% è l'abilità di essere riconoscibile nelle diverse situazioni. Il 46% ha risposto invece "essere diversi dagli altri" e il 30% "essere imitati". Solo il 36% degli italiani, concentrati prevalentemente nelle fasce d'età compresa tra 18 e i 29 anni e residenti al Sud e nelle isole, ritiene che lo stile significhi essere alla moda.
"E' diventato un concetto di massa - ha affermato Renato Mannheimer -. Due italiani su tre (72%) ritengono che per avere successo sul lavoro sia importante avere stile, rispetto al 44% che pensa sia fondamentale essere alla moda; anche nei rapporti interpersonali per ottenere la stima di colleghi, amici e parenti il 69% si affida allo stile, contro il 44% che crede nell'essere alla moda". "Un risultato - ha proseguito il sociologo - che si accentua man mano che crescono il titolo di studio e l'età. I meno giovani hanno dichiarato inoltre di riconoscersi in un solo stile, prevalentemente classico e casual, mentre il 53% degli interpellati hanno detto di vestirsi in modo diverso a seconda delle occasioni".
v.s.
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