Lvmh si impegna ad aumentare il numero di donne ai vertici della società

Il colosso francese Lvmh ha aderito al protocollo Ue “Women on the Board Pledge for Europe”, una dichiarazione d’intenti in cui si impegna ad accrescere volontariamente la presenza femminile ai vertici aziendali al 30% entro il 2015 e al 40% entro il 2020.
”Prendo atto con vero piacere dell’esempio dato da Lvmh nell’aderire agli obiettivi dell’Unione Europea per migliorare l’equilibrio della rappresentanza di entrambi i sessi all’interno dei consigli di amministrazione – ha affermato Viviane Reding, commissaria europea per la giustizia, promotrice del progetto per la parità di genere nelle società quotate in Borsa in ambito europeo -. Avere più donne nei cda è cruciale per le imprese e salutare per l’economia. Tutte le aziende dovrebbero prenderne atto e agire di conseguenza”.
Nel marzo del 2012 è previsto un primo bilancio: “Se non vedrò iniziative di autoregolamentazione credibili - mette in guardia la Reding - sarò pronta ad adottare tutti i provvedimenti legislativi necessari a livello di Unione Europea”.
Dal canto suo Lvmh – con il 61% di executive di sesso femminile, il 73% di promozioni “rosa” nel 2010 e manager donna nella stanza dei bottoni di importanti maison del gruppo, come Dior Watches, Acqua di Parma ed Emilio Pucci - ricorda l’attenzione che ha sempre riservato alle pari opportunità: “La diversità è iscritta nel nostro dna - ha dichiarato Chantal Gaemperle, vicepresidente esecutiva del gruppo, responsabile delle risorse umane -. Appoggiamo fermamente la strategia di autoregolamentazione per la parità uomo-donna proposta dalla Commissaria Reding e siamo molto lieti di dimostrarlo con il nostro impegno di oggi”.
La prima impresa a sottoscrivere il “Women on the Board Pledge for Europe”, lo scorso maggio, è stato un altro gigante di nazionalità francese, il gruppo cosmetico Guerlain.
Per l’Italia, lo ricordiamo, le misure di diversity gender saranno ben presto un obbligo vincolante: la legge bipartisan sulle "quote rosa" approvata dal Parlamento lo scorso 28 giugno prevede infatti che i Cda delle aziende quotate e delle società a partecipazione pubblica siano composti per un quinto da donne a partire dal 2012 e da un terzo dal 2015.
a.t.
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