Made in Italy e made in France consolidano l’intesa

Chi l’avrebbe mai detto che, un giorno, l’eterno antagonismo nella moda made in Italy e made in France sarebbe stato messo da parte per realizzare un’alleanza volta a valorizzare l’eccellenza e la qualità del settore, ponendo un freno all’avanzata cinese? La fine dell’Accordo Multifibre ha reso ancora più necessaria la firma del “Protocollo d’intesa Italia-Francia”, avvenuta oggi a Milano - al suo secondo giorno di passerelle della moda maschile - tra la Camera Nazionale della Moda Italiana, rappresentata dal presidente Mario Boselli e la Fédération de la Couture du Prêt-à-porter des Couturiers et des Créateurs de Mode francese, capitanata da Didier Grumbach.
Tre nuovi temi sono stati aggiunti agli accordi di Parigi firmati lo scorso 21 ottobre, che spaziavano dall’armonizzazione dei calendari delle sfilate, al rispetto delle condizioni di base sulla proprietà intellettuale e industriale, dalla formazione alla promozione a livello extraeuropeo, passando per l’informazione (saranno, per esempio, incoraggiate le trasmissioni in differita delle collezioni e privilegiati i media che rispetteranno questa politica).
Si tratta dell’obbligatorietà del marchio d’origine, del monitoraggio a priori delle importazioni da Paesi extracomunitari e della realizzazione dell’integrazione con gli Stati della zona Paneuromediterranea.
Per la verità, il monitoraggio preventivo è già attivo, almeno per quanto riguarda la Repubblica Popolare, dal primo gennaio di quest’anno, grazie soprattutto all’impegno profuso dal vice-ministro alle Attività Produttive con delega al Commercio Estero Adolfo Urso, come ha riconosciuto lo stesso Boselli. Collegandosi al sito ufficiale dell’Unione europea si può visualizzare un “Import monitoring report” costantemente aggiornato su quantità, tipologie e prezzi di tutti i prodotti in passato sotto quota. “Le quantità importate da inizio anno sono aumentate, ma non a livelli tali da configurare un’invasione - ha commentato Urso, mostrando i dati aggiornati a oggi -. I prezzi, inoltre, sono nettamente superiori a quelli registrati nel 2003. Questo può significare sia che lo scorso anno l’import è avvenuto a valori ‘sotto costo’, sia che i cinesi stanno rallentando il passo, concentrandosi maggiormente sulla remuneratività”.
Quanto al marchio di origine, Urso ha pronosticato l’obbligatorietà per la prossima primavera, con riferimento ad alcuni prodotti particolarmente sensibili: tra questi le giacche a vento, non più sotto quota già dal 2003 e per le quali è stata denunciata mesi fa una vera e propria politica predatoria, concretizzatasi con un brusco crollo dei prezzi abbinato a un’esplosione delle quote importate.
Dopo l’incontro di Tunisi dello scorso settembre, Italia e Francia si impegnano infine a favorire l’integrazione delle realtà dell’area Paneuromediterranea, al fine di incrementare il livello di competitività della Comunità europea.
Siglata l’alleanza, ora dovrà essere gestita dalle autorità, come ha sottolineato Boselli, mettendo al bando le illusioni. “Sono stufo di sentirmi dire che la Cina è un’opportunità prima che un rischio”, ha dichiarato il presidente della Cnmi. “È una mezza verità teorica e una grande bugia pratica - ha aggiunto -. Pochissimi avranno dei vantaggi, e gli associati alla Camera sono tra loro, mentre una moltitudine di operatori sarà pesantemente penalizzata”.
e.f.
stats