Manolo Blahnik special guest del nuovo Museo della Calzatura di Vigevano

Il Museo Internazionale della Calzatura P. Bertolini ha presentato ieri le sue nuove sale espositive presso il Castello Sforzesco di Vigevano. Ospite d’onore, lo stilista Manolo Blahnik, che proprio a Vigevano produce una parte importante della sua collezione.
I nuovi spazi del museo, quattro sale in tutto, racchiudono 500 anni di storia calzaturiera, dal XV al XX secolo, con sezioni ad hoc dedicate alle griffe più blasonate e alle calzature etniche provenienti da Asia, Africa, Artide, ma non solo. Tra i modelli spiccano testimonianze uniche, dalle pianelle di Beatrice d’Este, alle creazioni dello stesso Blahnik.
Lo stilista è stato al centro di un incontro-intervista con Giusi Ferré, durante il quale ha raccontato la sua passione per quello che definisce “la gioia della mia vita”, il lavoro. Un’avventura creativa trentennale cui Blahnik, nato nelle Isole Canarie, ha dato il via all’inizio degli anni Settanta, per poi diventare uno dei nomi più influenti al mondo, prima che l’eroina di Sex and the City, Carrie Bradshaw, lo consacrasse definitivamente al grande pubblico nella nota serie della Hbo.
Ma quello di Blahnik vuole mantenersi “il più a lungo possibile” un business di nicchia, gestito da una conduzione familiare che coinvolge anche la sorella Evangelina (anima commerciale della griffe) e la nipote 30enne Kristina (suo braccio destro). “Voglio restare grande ma piccolo”, ha sottolineato Manolo, che ha escluso l’ipotesi di dedicarsi, in futuro, a proposte al maschile (“Lo trovo noioso”) o a seconde linee dai prezzi più abbordabili, che lo costringerebbero a fare delle concessioni sul terreno della qualità. Un valore, quest’ultimo, che Blahnik è convinto possa realmente emergere dalla crisi finanziaria, “che sta spazzando via inutilità ed eccessi, anche se il vero problema che attanaglia la creatività è la mancanza di idee”.
Al termine dell’incontro il sindaco di Vigevano, Ambrogio Cotta Ramusino, ha consegnato a Blahnik il premio Scarpetta d’Oro per aver contribuito allo sviluppo della calzatura di lusso, portando nel mondo un esempio della laboriosità e dell’ingegno di questa provincia. Il designer produce la parte più consistente delle sue scarpe, appunto, presso le vigevanesi Cesare Martinoli Caimar e Re Marcello.
m.g.
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