Mantero: dopo aver rinegoziato il debito, si delineano i progetti

"Alla guerra bisogna andare con armi adeguate": così Massimo Brunelli, a.d. di Mantero, commenta i progetti-chiave del piano di rilancio aziendale, dopo che cinque istituti di credito (Unicredit, Bnl, Intesa Sanpaolo, Popolare di Sondrio e Popolare di Bergamo) hanno concesso la rinegoziazione del debito.
"Tre anni fa avevamo un debito finanziario pari a 45 milioni di euro, di cui 30 scadenzati a otto anni” spiega il manager, precisando che quasi un terzo di questo importo (per la precisione 9,37 milioni) è stato restituito subito, mentre per la somma restante il termine di pagamento è stato recentemente prorogato al 2016, con una riconferma delle linee di credito.
”Al termine del piano di ristrutturazione, avviato a fine 2006 - prosegue Brunelli - possiamo dunque guardare avanti con fiducia e tracciare un bilancio positivo: è vero che le stime sul fatturato evidenziano per il 2009 un calo di circa il 20% rispetto al 2008 (70 milioni di euro contro i precedenti 85, ndr), ma un indicatore economico importante come l’ebitda, che risulta in crescita, è il frutto di un grande sforzo per mantenere una buona marginalità. E il debito si è dimezzato a 22/23 milioni di euro”.
Non è escluso che si prospetti una stabilizzazione dei conti già dal prossimo anno. “Dobbiamo ‘approfittare’ della crisi per rinnovarci”, afferma Brunelli, che annuncia di voler assumere dieci giovani (cinque nelle attività operative e altrettanti nello sviluppo prodotto), “un bell’impegno, in termini sia di tempo che di denaro, per una realtà con 480 dipendenti, ma necessario per evolvere, così come è importante agire a livello distributivo, per scendere a valle con una nuova iniziativa”.
Il progetto cui Brunelli si riferisce è l’ingresso nel mondo degli outlet, con alcuni punti vendita aziendali (“Prevediamo di aprirne da uno a cinque entro il 2010”) dedicati all’accessorio serico a 360 gradi. Negozi che andranno ad aggiungersi all’unica boutique Mantero attualmente attiva in Italia, a Como.
Parallelamente, gli investimenti si concentrano sul “valore” degli stabilimenti Mantero: sono già stati stanziati due milioni di euro in varie migliorie, di cui un milione in nuove linee di macchinari. Certo, l’annunciata alleanza con Clerici Tessuto avrebbe potuto dare vita a un polo forte per il settore. “Arrivati al dunque, il nostro interlocutore Sandro Tessuto, che peraltro stimo molto, si è reso conto del fatto che questa trasformazione non era nelle sue corde. Meglio interrompere un fidanzamento che affrontare un divorzio”.
Brunelli non esclude future partnership, in un distretto che comunque è noto per l’individualismo dei suoi protagonisti. “L’industria comasca è fatta di forti personalità - commenta l’amministratore delegato - il che di per sé non è negativo, perché una sana competizione alimenta il business e la creatività. Più che altro, credo che l’attuale situazione, sicuramente pesante, sfocerà in una ridefinizione e selezione delle imprese. La seta ha un futuro nella misura in cui i produttori sapranno esercitare il proprio savoir faire anche in altri campi, ampliando il range produttivo e mettendosi in gioco anche su altre fibre nobili”.
a.b.
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