Manufuture 2003: know-how e nuove competenze per vincere la sfida con la Cina

L’industria europea si trova a dover affrontare una partita impegnativa, se vuole mantenere competitività in uno scenario internazionale sempre più dominato dai Paesi orientali: quali dunque le strategie per salvaguardare la leadership dell’Europa nel settore manifatturiero? Questo il tema di fondo della conferenza europea “Manufuture 2003”, tenutasi a Milano l’1 e il 2 dicembre.
La posta in gioco è alta: il destino di 122 milioni posti di lavoro e del 22% del prodotto interno lordo europeo. Per questo la Commissione Europea e il Ministero Italiano dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, con il patrocinio della Presidenza Italiana del Consiglio Europeo, hanno promosso un convegno di due giorni organizzato dalla Direzione Generale Ricerca della Ce e dall’Istituto di Tecnologie Industriali e Automazione del Cnr, con l’obiettivo di elaborare piani d’azione concreti per fronteggiare la pressione e la concorrenza sempre più agguerrite dei Paesi emergenti, Cina in primis.
La Cina non è più solo una minaccia – è stato ribadito alla conferenza – ma una macchina produttiva che già opera a pieno ritmo e a pieno titolo sul mercato internazionale, con una conseguente perdita di competitività delle imprese made in Europe: un arretramento dovuto in primo luogo a una scarsa diffusione delle nuove tecnologie, ma anche a una forte frammentazione dei progetti di ricerca e a un cronico skill gap tra gli operatori attivi nel settore.
Per sferrare una controffensiva incisiva è dunque necessario uno sforzo comune che coordini tutti gli attori coinvolti (industrie, ricercatori, politici e istituzioni) e consenta lo sviluppo e l’utilizzo di nuovi prodotti, tecnologie, materiali, processi di trasformazione e strutture innovative per le aziende.
La sfida più importante – è stato puntualizzato – è legata alla possibilità di basare il valore della produzione più sugli “asset” immateriali che su quelli materiali, perché solo in questo modo le imprese saranno in grado di slegare la produzione dal costo del lavoro e delle materie prime. “La disponibilità di nuovi materiali, nuove tecnologie e nuovi approcci – ha dichiarato Ezio Andreta (director Industrial Technologies, Dg Research, European Commission) – non potrà che favorire il successo della produzione europea. Ciò che tuttavia deve primariamente essere modificato è la concezione stessa dell’azienda, che deve ripensare il proprio valore in termini di conoscenza, più che in termini di proprietà materiale”.
La formazione diventa prioritaria: la creazione di aziende “knowledge based” si fonda sulla presenza di risorse umane con competenze multidisciplinari adatte a supportare l’innovazione tecnologica e di processo e a facilitare l’adozione di nuovi paradigmi.
a.t.
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