Marzotto non esce dal tessile

Stefano Sassi, direttore generale del comparto tessile di Marzotto, ha smentito le voci di un possibile smantellamento del settore tessile che rappresenta oggi solo il 20% dell'intero giro d'affari della holding. "Ci sarà un ripensamento dell'assetto industriale in funzione di nuovi obiettivi commerciali con una rifocalizzazione di tutti i marchi puntando su quelli di fascia medio/medio alta - ha detto Sassi -. Vogliamo sfatare la leggenda metropolitana di un'uscita del gruppo dal comparto". Si tratta dunque di un ridimensionamento della capacità produttiva del sistema ai volumi di piano, concentrandosi su quelle linee di prodotto che generano "cassa". Se da un lato questa scelta strategia comporta un orientamento dei marchi verso segmenti di mercato a più elevato valore aggiunto, dall'altro impone una revisione del portafoglio dei marchi lanieri, comparto che ha dimostrato scarse performance reddituali (nel primo semestre 2002 evidenziava un ebit negativo di 16,5 milioni di euro) dovute essenzialmente a una forte riduzione dei volumi. Viene dunque confermato il posizionamento di Guabello come marchio di alta gamma, Marlene invece sarà orientato verso il segmento dello sportswear sofisticato, mentre Lanerossi, attualmente un prodotto basico, confluirà in Marzotto. Questo snellirà la struttura e permetterà al gruppo di Valdagno di uscire definitivamente da quelle attività considerate non più strategiche. L'inevitabile conseguenza sarà un ridimensionamento degli organici e delle strutture industriali che sarà completato entro il primo semestre del 2003. Tuttavia ne Stefano Sassi ne, tantomeno, Antonio Favrin, vicepresidente e amministratore delegato della holding, hanno chiarito le dimensioni e le modalità dei tagli da effettuare. "La situazione è particolarmente delicata - ha detto Favrin - tra qualche mese potremo sicuramente dare maggiori informazioni".
v.s.
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