Mbfg: Mediobanca esce di scena, il debito sale e la holding a monte va in liquidazione

L'advisor finanziario del Mariella Burani Fashion Group (Mbfg), Mediobanca, ha ritenuto esaurito il proprio mandato, volto a trovare un accordo di ristrutturazione con le banche, che a tutt'oggi non risulta ancora raggiunto. E già si fanno i nomi dei possibili successori, tra cui quello di Franco Tatò. Di certo si sa che il debito del gruppo al 30 novembre è salito a 492,6 milioni di euro.
In più, la finanziaria a monte della catena di controllo della società del lusso accessibile è stata messa in liquidazione. Infatti, il capitale sociale di Burani Private Holding (Bph), di cui Walter Burani detiene il 79% delle quote, si è ridotto al di sotto del minimo legale. Nel comunicare la decisione, sul finire dell'anno, Burani ha inoltre dichiarato che non esiste alcun piano di liquidazione per le controllate Burani Designer Holding e Mariella Burani Family Holding (quest'ultima custodisce il 71% del Mbfg).
Mentre circola l'ipotesi di una riunione del board la prossima settimana, per scegliere un nuovo advisor che trovi una soluzione, alcuni organi di stampa non escludono però che potrebbero essere i pm della Procura di Milano, Luigi Orsi e Mauro Clerici, che stanno conducendo un'inchiesta per falso in bilancio e aggiotaggio, a chiedere il fallimento del Mbfg.
Intanto la situazione del gruppo della moda si aggrava: a fine novembre il debito ha raggiunto i 492,6 milioni di euro, dai 488,9 milioni di ottobre dovuti, come spiegano da Cavriago (Re), principalmente al maggior indebitamento della controllante Antichi Pellettieri e della divisione Digital Fashion (rispettivamente per 5 e 0,5 milioni di euro), a fronte di un decremento nella divisione “apparel” (per 1,8 milioni). Tuttavia, come emerge da un comunicato pubblicato il 30 dicembre, per oltre 387 milioni di finanziamenti bancari scaduti non è stata intrapresa nessuna azione legale.
Restano gli interrogativi sulla ristrutturazione del debito e sull'aumento di capitale. Lo scorso 16 dicembre i soci del Mbfg hanno approvato la ricapitalizzazione della società, che prevede il ripianamento della perdita di 104,3 milioni di euro (risultante al 30 settembre) anche mediante un aumento di capitale da 83,5 milioni di euro. La famiglia fondatrice si è sempre detta disposta a partecipare a tale aumento con 50 milioni, fondi di cui non ha ancora dato “evidenza” nelle modalità richieste dalle banche creditrici (vedi fashionmagazine.it del 17 dicembre). L'ultimo aggiornamento in tal senso risale al 30 dicembre, data del più recente cda di cui si abbia notizia, durante il quale Walter Burani ha comunicato che erano in corso trattative con la banca d'investimento libanese Gulf Finance & Investment Corporation “per finalizzare la costituzione di un escrow account (in sostanza, un deposito vincolato) di 50 milioni di euro presso una primaria banca, da utilizzare per sottoscrivere l'aumento di capitale deliberato dai soci il 16 dicembre”.
Alla scorsa assemblea straordinaria gli azionisti hanno anche conferito mandato al cda di dare corso alle procedure relative alla causa di scioglimento della società, ed eventualmente alla liquidazione, valutando anche la richiesta di ammissione alle procedure concorsuali, se entro il 12 febbraio non ci sia evidenza “dell'impegno vincolante di soci o terzi, inclusi gli istituti finanziatori, a coprire le perdite per un importo minimo di 70,86 milioni di euro”. In proposito i sindacati si sono espressi ritenendo “inaccettabile” ogni ipotesi di liquidazione. A loro avviso vanno sondate tutte le soluzioni, pur nell'ambito delle procedure concorsuali, per garantire la prosecuzione dell'attività produttiva dell'impresa. “Riteniamo - hanno affermato - che allo stato attuale delle nostre conoscenze, il ricorso all'amministrazione straordinaria-legge Marzano sia l'ipotesi più utile”. In gioco ci sono i posti di lavoro di circa 1.300 dipendenti in Emilia Romagna (tra Reggio Emilia, Parma, Bologna e Cesena).
e.f.
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